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BARTOLOMEO E SILVESTRO D'ALTAVILLA

STORIA ANTICA > > I NORMANNI

TERZA NOVITÀ: BARTOLOMEO 2° CONTE DI RAGUSA
Alla morte di Goffredo (1120) la Contea di Ragusa passò al suo primogenito Bartolomeo, il quale purtroppo morì presto probabilmente nello stesso anno senza lasciare figli. Bartolomeo resse quindi la contea ed emise degli atti
ed uno di questi fu la riconferma della donazione del casale alla Latina che aveva fatto suo padre. Anche in questo caso non ci sono documentazioni scritte.
Quindi il 2° conte di Ragusa non fu Silvestro, come è stato da sempre sostenuto, ma Bartolomeo.  

QUARTA NOVITÀ: SILVESTRO 3° CONTE DI RAGUSA.
Morto Bartolomeo, la Contea passò a Silvestro (1120 – 1163), secondo genito di Goffredo.
Silvestro, 3° conte di Ragusa e non 2° conte come da sempre è stato scritto,  ereditò  un feudo veramente eccezionale sia per vastità che per valore. Alla contea di Ragusa, aggiunse anche la Contea di Marsico, che gli fu donata nel 1150 dallo zio Ruggero II, con il quale in diverse occasioni aveva combattuto al suo fianco. Fra i magnati del suo tempo, Silvestro fu uno dei più famosi. Silvestro dimorò a lungo alla corte dello zio Ruggero II, (re di Sicilia dal 27 settembre 1130 al 26 febbraio 1154) e del suo successore Guglielmo I, detto il “Malo” (che regnò dal 26 febbraio 1154 al 7 maggio 1166).

IL CARATTERE DI SILVESTRO
Il Conte Silvestro era un uomo avido ed ambizioso di onori, ma anche fondamentalmente timido, riservato,  pauroso e vivamente preoccupato di propiziarsi il cielo. Nell'intento di farsi amica la Chiesa cominciò a donare ai monasteri e ai conventi esistenti nel suo territorio, vasti appezzamenti di terreni, proseguendo la via tracciata dal nonno Ruggero I e percorsa anche dal padre Goffredo.
Le donazioni alla chiesa, alla fin fine, gli servirono per avere il controllo ecclesiastico del territorio.  Pretese anche che tra le varie realtà etniche e religiose, cioè fra cristiani e saraceni regnasse la concordia e che tutti dovevano avere gli stessi diritti e doveri.

LA PRESSIONE DELL’ABATE PIETRO.
Per inventariare e ristabilire i confini dei possedimenti in terra di Sicilia,  nel mese di dicembre del 1150 fu mandato da Gerusalemme a Palermo frate Pietro. Nell'incontro che ebbe  con Ruggero II, frate Pietro avanzò, fra le altre cose,
la richiesta che il porto Scalambri doveva costituire l’attracco marittimo principale per le merci che dovevano essere spedite a Gerusalemme. In quell’incontro l’abate apprese anche che il re non era in grado di dare informazioni precise sui beni e sui confini delle varie dipendenze a causa dell'incendio avvenuto prima del 1150. Furono allora nominati due regi giustizieri per fare le dovute rilevazioni. Nell’attesa che si compissero tali rilievi in presenza e con l’aiuto di persone che abitavano nei luoghi da censire e che bene conoscevano il territorio, l'abate Pietro ne approfittò per incontrare tutti i benefattori siciliani della sua Latina.  L’abate Pietro, accompagnato dai due funzionari (vedi sopra),  si recò anche a Ragusa per incontrare  Silvestro e in quell'incontro tenne a sottolineare l’importanza del porto di Scalambri che costituiva il punto principale d'imbarco marittimo dei prodotti non solo del territorio locale, ma anche delle altre dipendenze siciliane. Questi prodotti: granaglie, carni salate, pelli conciate, formaggi, lino, cotone e miele servivano per rifornire la casa madre di Gerusalemme.

SILVESTRO DONA IL CASALE “QUOD DICITUR RASACAMBRI” AL MONASTERO DI SANTA MARIA LATINA DI GERUSALEMME: 1 FEBBRAIO 1151
Silvestro, che era un fine politico, capì il messaggio e così il 1° febbraio del 1151 emanò il suo privilegio, anticipando di dieci mesi quello del re Ruggero II.
Ecco allora cosa dichiarò ufficialmente Silvestro:
Io conte Silvestro, figlio di Goffredo di Ragusa, per l’anima mia e le anime di mio padre e di mia madre e di tutti i loro parenti, concedo il dono di mio padre, il dono di mio fratello ed il mio dono alla chiesa di Santa Maria Latina, che è dentro Gerusalemme, vicino al Sepolcro del Signore.”

IL PRIVILEGIO ELIMINA TUTTI I DUBBI.
Questo documento legale, toglie qualsiasi dubbio su quanto detto prima, perché se  analizziamo nei dettagli quanto asserito dal conte Silvestro, risulta evidente che:
Concedo il dono di mio padre”. Da questa asserzione si evince senza ombra di dubbio che Goffredo, 1° conte di Ragusa, fu il primo donante.
Il dono di mio fratello”. Che il primo donante fosse stato Goffredo viene confermato anche da suo fratello, Bartolomeo.
Il mio dono alla Chiesa di Santa Maria Latina….” Questa frase non fa altro che ribadire con più forza quanto detto sopra e fa capire che anche lui conferma il dono del padre e del fratello.

QUINTA NOVITÀ: NEL 1130 IL CASALE NON ERA DEMANIALE.
Giuseppe Miccichè nel suo libro “Santa Croce Camerina nei Secoli” afferma a pag. 32 quanto segue:
“Nel 1130 Ruggero II, divenuto re di Sicilia, assegnò ai propri militari vasti possedimenti, riservando a sé i restanti territori e città, come parte demaniale su cui intendeva esercitare ogni diritto. Tra questi ultimi rimase compreso per qualche tempo il territorio di Ragusa, nelle cui pertinenze erano le terre ed il Casale di S. Croce de Rosacambra. Successivamente venne assegnato a Silvestro, Conte di Marsico, pronipote di Ruggero il Normanno.”
Ebbene poiché il casale fu concesso alla Latina da Goffredo intorno al 1101 e poichè il possesso della latina durò ininterrottamente fino al 1470, non si può affermare che il casale nel 1130 fosse demaniale.   
 

LA DELIMITAZIONE DEI CONFINI DEL CASALE.

Nel confermare il privilegio Silvestro indicò anche quali erano i confini del casale di S. Croce. A tal proposito sono state riportate diverse versioni in merito, quella del Miccichè, quella del Sortino, quella del Fazello, quella dell’archeologa Salvina Fiorilla, che concorda con quella data dal Dott. Gaetano Cascone (presidente della Società Santacrocese di Storia Patria), che così delimita i confini del casale:”…..
Per tre lati ha confini naturali, rappresentati da: a sud dal Mar Mediterraneo, ad est dal torrente Grassullo-Biddiemi, ad ovest dal torrente Mistretta-Difesa, mentre a nord il confine territoriale corrisponde al tracciato di una trazzera medievale che dalla fonte di Passolato conduceva a Scicli”.  Nella conferma Silvestro indicò anche gli orti e tutto ciò che, all’interno dei confini, poteva essere di utilità. Concesse il privilegio di ogni tipo di caccia (omni venatione) ad eccezione di cervi, cerve, daini e cinghiali, che appartenevano al Conte e concesse anche la libertà di utilizzare le utilità del bosco, quale quello di raccogliere la legna, di passaggio, di raccogliere i frutti di bosco, di pascolare.  

Ultimo aggiornamento: 17/05/2019
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