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IL CASTELLO DI DONNAFUGATA ED IL BAGNO ARABO DI MEZZAGNONE

STORIA ANTICA > > GLI ARABI

Due importanti costruzioni di origini arabe sono ancora presenti nel nostro territorio: Il Castello di Donnafugata ed il Bagno Arabo di Mezzagnone.  

IL CASTELLO DI DONNAFUGATA

Le origini del castello di Donnafugata risalgono all'anno Mille, cioè ai tempi degli Arabi. Costoro completata la conquista della Sicilia, la fortificarono con torri e fortezze, soprattutto nei punti ritenuti strategicamente più importanti.
Nel nostro territorio la scelta cadde nella località dell’attuale castello che, avendo una posizione piuttosto elevata, permetteva di controllare un ampio tratto di costa da Casuzze, Punta Secca, Scoglitti, Gela, Licata fino alle alture agrigentine; ma rappresentava anche uno strategico avamposto difensivo della roccaforte di Ragusa Ibla.
Secondo alcuni la derivazione del nome Donnafugata, deriva dall'arabo “
Ayn Al-Sihh at” o “Ayn As Lafaiat” (cioè, Fonte della Salute) per la presenza di una sorgente. Secondo altri invece a seguito della leggendaria storia del rapimento e della fuga dal castello della Regina Bianca di Navarra che era tenuta prigioniera dal Conte Cabrera, nel tempo quel feudo prese il nome siciliano di RonnafujUta (cioè donna fuggita).

Senza le attuali soprelevazioni e con un perimetro molto più contenuto, alcuni indizi supportano la tesi della originaria fortezza araba:
• Sarebbero ancora visibili alcuni resti di spesse mura e possenti volte che, ancora oggi visibili a sud del piano terra, che avvalorerebbero l'esistenza di una fortezza..
• La fortezza è caratterizzata da due piccole torri laterali e da una terrazza.
• Inizialmente il complesso fortificato avrebbe avuto una pianta quasi quadrata con dimensioni simili ad altri complessi fortificati arabi in Sicila e in Tunisia.
Una cosa è sicura: il Castello vero e proprio fu costruito dai Conti di Modica (Chiaramonte prima, Cabrera poi) sulle rovine dell’antico “castrum”bizantino- arabo”, per passare poi, alla metà del ‘600, ai Baroni Arezzo – La Rocca che lo utilizzarono come Casino di Caccia. Nel 1982, quando ormai versava in abbandono, venne acquistato dal Comune di Ragusa che ha intrapreso una lunga campagna di restauri.

IL BAGNO ARABO DI MEZZAGNONE.
Nel Casale Sanctae Crucis de Rosacambra, lungo il vallone Fontana, a sud di contrada Mirio, in località Mezzagnone, vi è un edificio, noto fin dal ‘500 come Mezzagnuni, o “U Dammusu”. Tale costruzione ha attraversato due fasi:
quello di mausoleo durante l’invasione dei Goti (V – VI secolo d.C.) e quello di “Hammam” islamico (X – XI secolo d.C.). Non c’è da meravigliarsi quindi se già dal ‘500 ha suscitato l'interesse e la curiosità di diversi studiosi. Questa rarità architettonica deve ancora essere riportata interamente alla luce e solo allora si potrà apprezzare tutto il suo valore. La più antica descrizione di questo bagno fu quella di Tommaso Fazello nel 1558. In effetti il Fazello nella sua opera cita che nella zona esistevano tre bagni, edificati a ridosso del percorso del fiume di Santa Croce. Di questi tre bagni purtroppo ne è rimasto solo uno, gli altri due sono stati smantellati ed i blocchi di pietra utilizzati per altre costruzioni.

UNA CHIESETTA BIZANTINA?
Inizialmente la sua planimetria ( a croce latina) indusse all’errore il più grande archeologo italiano, Paolo Orsi” a fine 800, che giudicò tale costruzione come una chiesetta di origine bizantina. Quell’errore commesso da Paolo Orsi centoventi anni fa, venne perpetuato da Biagio Pace e dallo stesso Giovanni Di Stefano, complice la pianta a croce latina dell’immobile. Tutto perché la parola di Paolo Orsi era, nell’ambiente archeologico siciliano, insindacabile. Quello di Mezzagnone fu l’unico errore nella lunghissima carriera del roveretano.

UNA TOMBA GOTICA (fase A).
Dai recenti scavi, e dall’approfondito studio delle misure e delle caratteristiche costruttive della costruzione, si è potuto capire che inizialmente era una tomba, un mausoleo di una famiglia evidentemente molto importante, e soprattutto di epoca gota, databile cioè, a poco dopo il 553 d.C. E’ il periodo della dominazione dei Visigoti in Sicilia, quando l’isola vide la presenza di famiglie appartenente a questa stirpe di vandali provenienti dal Nord Europa. Tale mausoleo avrebbe perso la sua funzione iniziale poco prima dell'VIII secolo, quando l'area appare frequentata da una discreta popolazione e molto probabilmentenda un contingente bizantino.

HAMMAM ARABO (fase B).
Successivamente gli arabi, dopo l’anno 852, apportarono al mausoleo profonde modiche e aggiunsero altri vani, adattandolo a terme, trasformandolo in "hammam". Scavarono il pavimento dei due principali ambienti dove facero arrivare l’acqua a diverse temperature per creare un perfetto “tepidarium” ed un altrettanto funzionale “caldarium”. Entrambi gli ambienti erano preceduti da uno spogliatoio con accesso laterale. La planimetria è a croce latina (m.19x12); il materiale usato è costituito da blocchi di calcare locale di dimensioni ineguali. Le sommità delle due stanze, comunicanti tra loro mediante porte piattobandate, presentano una cupola emisferica ottagonale in cocciopesto, l’altra invece una cupola con volta a botte a tutto sesto. Nei quasi due secoli durante i quali i califfi governarono, sono stati ritrovati in tutta la Sicilia solo due antichi bagni arabi (detti “hamman”). Uno dei due hamman, quasi perfettamente conservato, è appunto quello di contrada Mezzagnone.

Ultimo aggiornamento: 09/05/2022
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