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CASUZZE E LE KAUCANE: III E IV SEC. a.C.

UN PO' DI STORIA

Nel 461 a.C. Casuzze rientrava nella sfera territoriale di Kamarina, che nel 258 a.C. fu distrutta dal console romano Attilio Calatino. In quell’occasione una parte della popolazione venne fatta schiava, altri abitanti furono uccisi, i superstiti si spostarono verso est cercando rifugio nell'area compresa fra:

  • Il territorio dell'odierna Santa Croce Camerina (Vigna di Mare, Pirrera, San Martino e Mirio).

  • La costa, da Punta Braccetto fino a Casuzze.

  • Hybla Eraia (l'attuale Ragusa Ibla) in minima parte.

In questo esteso lembo di terra si formarono raggruppamenti di case, disarticolate fra loro, decine di quartieri non strutturati organicamente fra loro, sparpagliati fra la costa e l'entroterra, nonchè diversi ancoraggi che presero il nome di "Kaucanae".
Anche se oggi c’è la tendenza ad identificare Kaucana con i ruderi di contrada Anticaglie, è giusto ribadire che le Kaucane in effetti rappresentavano una molteplicità di ancoraggi e di nuclei abitativi che, per la loro insita disorganicità e dislocazione, non furono mai considerate dagli storici come un'unica entità, cioè come un’unica città. Le Kaucanae sono state ricordate soprattutto per i loro approdi, per i ripari costieri, per gli scambi commerciali marittimi e per importanti spedizioni di armate navali. Molti di questi piccoli villaggi erano concentrati soprattutto in quei tratti di costa dove più facile era l’ormeggio.

La molteplicità di questi ancoraggi fu definita da Tolomeo "Tà Kaucana limen" ; mentre lo storico Procopio definì Kaucana "tò chorion" per indicare un insieme di case, di terreni, un distretto fiscale, di tipo rurale.
Scriveva Orsi nel 1898. "...Tutti questi, per quanto inesplorati, sono chiari indizi di abitati a brevissima distanza l'uno dall'altro, formanti sobborghi o quartieri di Kaucana la cui importanza era soprattutto marittima."


LE KAUCANE DIVENTANO UN IMPORTANTE SCALO COMMERCIALE.

Quindi nel tratto di costa compreso
tra Punta Braccetto e Casuzze, sin dalla media e tarda età imperiale (180 – 476 d.C.), esistevano diversi approdi e ripari costieri, dislocati lungo le seguenti tre baie:
• “
La Baia A”, va dal torrente Biddemi (Casuzze) fino a Capo Scalambri (Punta Secca).
• “
La Baia B”, inizia da Capo Scalambri e arriva a Torre di Mezzo o Torre di Pietro.
• “
La baia C”, comincia dalla Torre di Pietro e finisce presso la Torre Vigliena (collocata nel Braccio della Colombara, siamo a Punta Braccetto).
In questo contesto, un ruolo importante ebbero i tre corsi d’acqua che delimitavano, lungo la costa, il territorio di Santa Croce. Partendo da est verso ovest si ricordano:
il torrente Biddemi; il fiume di Santa Croce ed il torrente Mistretta. Questi corsi d’acqua assicuravano non solo un sicuro rifornimento d’acqua, ma anche, là dove era possibile, un rifugio per i natanti ed una navigazione verso l’interno per le imbarcazioni leggere.


Da precisare che durante l’età imperiale le torri di cui sopra non esistevano ancora.


Questi approdi o ripari costieri assicuravano alle flotte commerciali romane non solo l’approvvigionamento di materie prime, ma anche il trasporto di derrate alimentari provenienti dall’oriente e dall’Africa attraverso Malta
. Si può dire che buona parte del commercio delle rotte annonarie  passava per questi porti e/o ancoraggi. Le rotte provenienti dall’Oriente e dalla Tripolitania portavano il grano egiziano e l’olio tripolitano facendo scalo prima a Malta e successivamente nella costa meridionale della Sicilia, in particolare nella nostra costa, in quanto la più vicina in assoluto rispetto a Malta. Dalle Kaucanae transitavano anche altri prodotti, come: piombo, vasi, vino, avorio, derrate alimentari provenienti dall'interno.

Se le Kaucanae divennero l'epicentro del traffico marittimo del Mediterraneo lo fu anche perché durante il tardo impero le altre città marinare come: Selinunte, Eraclea Minoa, Akragas, Gela erano pressoché scomparse. La sola Siracusa cercava penosamente di non morire, ma nel suo porto, dichiarato militare dai Romani, stazionava la flotta militare romana.
I romani, durante il tardo impero, potenziarono questi approdi, che ebbero un ruolo di vitale importanza per secoli anche in periodo bizantino. Così le Kaucane divennero famose ed il loro nome era conosciuto in tutte le città mediterranee. Molte famiglie di Siriani, Egiziani, Libici, attirati dalla possibilità di ottenere una facile ricchezza, emigrarono nelle nostre terre ed alcune di queste si spinsero verso l'interno.

ROMA AVEVA BISOGNO DI GRANO, OLIO E VINO.
Fino al 410 d.C. (sacco di Alarico)
duecentomila accipientes (plebei poveri incapaci di procurarsi il necessario per vivere) maschi, adulti, sotto la supervisione del praefectus urbis e del praefectus annonae, usufruivano di una razione di pane (circa un chilo e mezzo al giorno) confezionato col grano africano (canon frumentarius). Era una razione abbondante, sufficiente per una famiglia formata da quattro persone delle quali due adulte.
L’imperatore Aureliano, nel 270/ 275 d.C., aveva aggiunto alla razione di pane anche olio ispanico e africano distribuito nelle mensae oleariae (circa 2.300), e anche vino a prezzo ridotto e soltanto per i mesi invernali 25 libbre (circa 7/ 8 chili) di carne di maiale. Tutte queste merci dovevano affluire a Roma con continuità e non potendo sopperire al bisogno solamente con i trasporti statali ci si appoggiava al contributo dei privati. Inoltre per integrare la dieta quotidiana si commercializzavano anche verdure e legumi. Per questi si ricorreva al commercio non monopolizzato dall’intervento statale e i prezzi, determinati dal libero mercato, servivano a calmierare il costo dei viveri annonari.

Ultimo aggiornamento: 05/07/2017
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