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CONTRASTO FRA I CELESTRE ED I BELLOMO

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

DA MICHELE CELESTRE A GIAMBATTISTA I (1494 - 1512).
Michele Celestre, divenuto titolare nel 1481, sposò Margherita Pancaldo dei baroni di Foresta, nobile famiglia messinese. Michele e Margherita ebbero 5 figli (fra cui Pietro II e Matteo).
Michele fu protagonista di alcune azioni di guerra nel nord-Africa, per cui meritò la riconoscenza di Ferdinando II il Cattolico, re di Aragona, che lo elevò a "
regio cavaliere", cioè a capitano dell'esercito.
Michele ancora in vita, trasferì  al primogenito Pietro II il feudo di Santa Croce.
Pietro II era un ufficiale di Ferdinando II il Cattolico (1452-1516) e morì in  combattimento a Ravenna nel 1512. Prima di morire però si era reso responsabile della "strage degli Ebrei del 1474" a Modica.
Con la sua morte il feudo tornò nuovamente in mano a Don Michele che, prima di morire, lasciò l’usufrutto alla moglie Margherita, e la titolarità al nipote Giambattista I
con la condizione di obbedire alla nonna, data la minore età, e di ottenerne il di lei consenso nella scelta matrimoniale, senza il quale avrebbe perduto l’eredità.
Il giovane barone dimenticò presto l’impegno e innamoratosi di Angelica di Nicolò, figlia del nobile Andrea, non gradita alla nonna, volle sposarla senza il previsto consenso.

IMPUGNAZIONE DELL'EREDITA' DA PARTE DI MATTEO CELESTRE (1512 - 1514).
Morti i primi due fratelli (Pietro II e Scipione),
Matteo, come terzogenito,  giustamente rivendicò l’eredità. Impugnò la successione fatta a Giambattista I e ne chiese la decadenza visto che quest'ultimo non aveva rispettato i patti.
Il 6 maggio del 1528 la madre
Margherita Pancaldo accettò l’impugnazione, ma poiché il figlio Matteo si trovava in esilio, designò quale erede del feudo Gaetano Celestre (figlio di Matteo), con la clausola che la baronia sarebbe tornata al padre Matteo appena riabilitato. Gaetano purtroppo morì quasi subito, per cui l’eredità passò a Matteo.

SUBENTRANO I BELLOMO (1530 circa).
Matteo tenne la titolarità del feudo per breve tempo perché lo donò, come dote, alla figlia Bianca, che andava in sposa il 18 agosto 1529 a don Giovanni Bellomo, un nobile siracusano appartenente ad un'antica nobile famiglia.
Diventato marito di Bianca Celestre il Bellomo divenne per "
maritali nomine" barone di S. Croce e di Scalambro.
Giovanni Bellomo, nuovo barone, ampliò il feudo di S. Croce estendendolo a buona parte della vasta tenuta dell'Imperatore avuta in enfiteusi perpetua dal Conte di Modica con un censo annuo di 13 onze. Il Bellomo però per diversi motivi,
non ultimi le vicende giudiziarie con i Celestre, non si mostrò particolarmente interessato a sfruttare al meglio il gran feudo che deteneva, per cui trascurò le terre che caddero in disgrazia.

CONTRASTI FRA: PIETRO III CELESTRE E ANTONIO BELLOMO

I contrasti fra i Celestre ed i Bellomo si fecero particolarmente vivi fra il 1528 ed il 1580, quando don Pietro III Celestre, figlio di Giambattista I, raggiunse la maggiore età e decise di rivendicare il feudo.
Il giovane Pietro III aveva sposato donna Francesca Chirco di Baldassarre e approfittando dell'aiuto che poteva fornirgli il suocero, persona influente fra la nobiltà di allora, e profondamente convinto del proprio diritto si rivolse alla Curia di Roma
per rivendicare, contro Antonio Bellomo, (figlio di Giovanni Bellomo e di Bianca Celestre, nipote di Matteo Celestre), la restituzione del feudo di Santa Croce. La vertenza si protrasse per diversi anni, con alti e bassi, e alla fine la Curia riconobbe come "reale ed indiscutibile” il diritto di Pietro III alla successione del possesso del "feudo di Santa Croce e Risgolambro". Secondo il diritto dei Franchi, la successione per linea maschile, con preferenza per i primogeniti, era stata fatta "propter nuptias", cioè a causa delle nozze.
Antonio Bellomo ritenendosi ingiustamente colpito, non accettò la sentenza e rivolgendosi alla Magna Curia ottenne la restituzione del vasto possedimento. La scomparsa dei due contendenti interruppe solo momentaneamente la controversia, che infatti continuò con gli eredi dei due contendenti: Giambattista II Celestre e Giovanni Cosimo Bellomo, siamo all’incirca intorno al 1595.

Ultimo aggiornamento: 17/04/2019
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