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COSA SI MANGIAVA

UN PO' DI STORIA > ANNI '50

Negli anni '40 e '50 quando si andava a Casuzze a villeggiare, c'era l'abitudine di portare da Ragusa le provviste a lunga conservazione (farina, formaggi, conserve, olio, vino, aceto). C'era anche la consuetudine di portare 5 galline, che sarebbero servite non solo per le uova, ma anche per fare "a pasta co bruoru e u cinu" per le 5 domeniche che si rimaneva in vacanza (così tanto duravano a quei tempi le vacanze per chi se li poteva permettere). Quasi tutte le famiglie inoltre, fino agli anni '60, avevano l'abitudine di preparare manualmente e settimanalmente: pane, pasta e focacce ("scacci"). Se poi mancava qualcosa o si comprava nell'unica bottega che esisteva, oppure si andava a Santa Croce. La domenica o in particolari ricorrenze (San Giovanni, o 15 Agosto) si mangiava la minestra con il brodo di gallina e per secondo la carne di pollo con patate fritte; oppure "u cinu" un impasto di pane, interiora e carne di gallina. La gallina veniva uccisa in casa con la tecnica dello strangolamento e stiramento del collo, quindi veniva messa in acqua calda per un pò, tolta, spennata e cucinata. Il pesce veniva acquistato dai pescatori che venivano da Marina con la barca. Quando si andavano a pescare i ricci di mare, c'era la possibilità di preparare un buon piatto di: spaghetti ai ricci di mare. Alcune famiglie raccoglievano il sale dagli scogli (in quelle conche dove il sole faceva evaporare l'acqua del mare).

Frutta, verdura ed anche uova si compravano da don Francisco (un signore un pò strano che era stato in America) e che aveva un capanno all'inizio della spiaggia di Caucana. Nei suoi terreni coltivava: melanzane, zucchine, pomodori, uva, pannocchie di granoturco, cocomeri, fichi, fichi d'india. Si poteva accedere alla sua casetta o dalla spiaggia o dall'interno. Se si possedeva una ghiacciaia, vi si conservavano i prodotti deperibili. Ogni giorno arrivava da Ragusa un camioncino con il ghiaccio, se ne comprava un blocco (a forma di parallelepipedo) e si sistemava opportunamente nella ghiacciaia. Man mano che il ghiaccio si scioglieva veniva convogliato in una vaschetta che regolarmente doveva essere svuotata più volte al giorno. Generalmente l'anguria, che teneva parecchio posto, veniva calata nel pozzo e tirata su, fresca, al momento del bisogno.

Ultimo aggiornamento: 07/09/2017
giampigiacomo@libero.it
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