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DAI BIZANTINI AI CELESTRI

UN PO' DI STORIA

Dopo la dominazione romana alcuni degli abitati costieri ed interni delle Kaucanae sparirono altri invece diventarono sempre più importanti come quello di: Anticaglie, Mirio, Pirrera, Vigna di Mare.

IL TERRITORIO DI CASUZZE DURANTE I BIZANTINI (535 – 825 d.C.).

Nel 535 i Bizantini liberarono la Sicilia dai Goti con una spedizione inviata dall’imperatore romano d'Oriente Giustiniano che voleva riunire nuovamente, sotto la sua sovranità, i territori di quello che era stato l'Impero romano. L'impresa fu condotta dal suo generale Belisario, che con la sua flotta, forte di 7.500 uomini, gettò le ancore nei vari approdi delle Kaucanae, (probabilmente anche in quel di Casuzze), simulando una breve sosta per poi ripartire per l’Africa. Da lì invece cominciò la conquista dell’isola, che si effettuò nel breve giro di un anno. Per la prima volta, nella sua tormentata storia, la Sicilia finalmente conosceva la pace. Le guerre ininterrotte e rovinose che avrebbero investito l'Italia ed il Nord Africa, non coinvolsero l'isola, a parte la breve incursione dell'ostrogoto Totila.
Gli approdi delle Kaucanae furono quindi utili ai Bizantini, non solo per motivi militari ma anche commerciali.  Per esempio Capo Scalambri, rappresentò lo sbocco al mare del “
Tenimentum Rogon in capite Cambri”. Cioè l’abitato “Tenimentum” di Capo Scalambri “Capite Cambri”, servì non solo per custodire e difendere i granai bizantini “Rogon” (genitivo plurale di “rhogoi”), ma rappresentò anche lo sbocco a mare per le esportazioni, verso le terre dell'impero d'Oriente, dei prodotti che i vari abitati interni producevano. Del resto la presenza bizantina nel nostro territorio era già nota per i vasti sepolcreti, per la ceramica, per i ritrovamenti numismatici e per tre edifici termali, dislocati nel sottostante Vallone dei Bagni e dei quali quello superstite (il "Bagno di Mezzagnone") presenta una muratura “megalitica”.

IL TERRITORIO DI CASUZZE DURANTE GLI ARABI (827 – 1061).
Finito il dominio bizantino, nel IX secolo cominciò quello degli Arabi. questi a partire dall'827 iniziarono l'invasione dell'isola, che portare a compimento nell'arco di 60 anni.
Nell'estate dell'852, mentre erano in corso le operazioni militari, arabi al comando del condottiero "Al-'Abbas 'ibn-Fadj compirono delle scorrerie nel litorale tra Kamarina e Casuzze, razziando com d'abitudine. La dominazione araba incise profondamente nel territorio santacrocese specialmente sul piano economico, demografico, religioso e linguistico. Miglioramenti si ebbero nelle attività agricole che vennero potenziate mediante l'utilizzazione delle acque provenienti dalle sorgenti Passolato e Paradiso, raccolte nelle saie. Furono introdotte nuove colture, come: limone, cotone, canna da zucchero e si costuirono numerosi casali in tutto il territorio. I luoghi, che per la prima volta vennero valorizzati, ebbero un nome: Ras caram (Capo Scalambri), Ayn-el-keseb (Punta della Secca), Favara (fiumicello alimentato dalla sorgente Paradiso nel Piano del Mirio), Ain-amnis (Donnanna), Ain (Donne), Ain-zufer (Sughero). Fra il 1061 ed il 1091, in coincidenza della conquista dei Normanni iniziò un lungo periodo di decadena, protrattasi per due secoli, nel corso dei quali, parte del territorio si copri’ di fitta boscaglia.

Gli abitanti del litorale preferirono rifugiarsi verso l'interno nel piano del Mirio che ingrandendosi avrebbe dato i natali al Casale di Sanctae Crucis de Rosacambra. L'abbondanza d'acqua e la fertilità della terra permisero lo stanziarsi di un consistente gruppo di agricoltori e di pastori prorpio nel piano della "Fonte Paradiso", nelle cui vicinanze sarebbero sorti: una stazione per il cambio dei cavalli, un sepolcreto ed un santuario. Il futuro abitato di Sanctae Crucis, presso la sorgente Paradiso, sarebbe stato quindi un luogo di ristoro che dal vallone Fontana portava fino al mare. Le ceramiche invetriate ritrovate sia nell'area dell'abitato che durante lo scavo dell'edificio di Mezzagnone dimostrano un utilizzo continui dell'abitato dall'VIII secolo e la prima metà del XII secolo.

IL TERRITORIO DI CASUZZE DURANTE I NORMANNI (1086 – 1194)
Le numerose cale costiere, dislocate fra Punta Braccetto e Casuzze, non smisero di svolgere la loro funzione commerciale neanche sotto i normanni. Per la vita dei Crociati dai nostri approdi venivano imbarcati i prodotti tipici del territorio circostante: granaglie, carni salate, pelli conciate, formaggi, lino e miele.
Intorno al 1091 Goffredo, figlio di Ruggero II d’Altavilla, divenne il primo conte di Ragusa e fino alla sua morte avvenuta nel 1120 circa, dominò un vasto e ricco feudo che comprendeva: Donnafugata, il Casale ed Ecclesia Sanctae Crucis de Rosacambra (a cui appartenevano: Punta Secca ed il territorio di Casuzze) e Mazzarelli.
La Contea di Ragusa (1090 – 1194)
fu fondata quando l’esercito normanno doveva imbarcarsi da Capo Scalambri (Punta Secca) per snidare i saraceni da Malta nel 1091, così come era già successo con Belisario nel 553. In quell’occasione Ruggero II donò al figlio Goffredo buona parte dei nostri territori ed elevò Ragusa al grado di primaria Signoria, al pari di Siracusa, Catania, Patti, Lipari e Noto. Goffredo essendo figlio del Gran Conte Ruggero d'Altavilla, ricevette una speciale autonomia nella gestione del feudo. La contea fu governata da tre conti, dopo Goffredo governarono: Silvestro (1120 - 1163) e Guglielmo-Martino (1163 - 1194).


IL FEUDO VIENE DONATO ALLA CHIESA (1140).
Nel periodo normanno il territorio di Santa Croce, facente parte della contea di Ragusa, fu da Silvestro Conte del Marsico e signore di Ragusa donata nel 1140 al Monastero di Santa Maria la Latina di Gerusalemme. Dopo la conquista della Palestina da parte del Saladino, i priori del predetto monastero, si trasferirono nel monastero di San Filippo d'Argirò oggi Agira e da quel monastero amministrarono per tutto il periodo medievale il vasto feudo di Sancte Crucis de Rosacambra, fra cui anche il territorio di Casuzze.  

IL FEUDO VIENE CONCESSO IN ENFITEUSI PERPETUA AI CELESTRI (1470).
Nell’entroterra ibleo intanto nasceva e cominciava a svilupparsi la Contea di Modica, le cui terre venivano date in affitto a nobili di Ragusa e Scicli, che sfruttarono le aree coltivabili e i pascoli. Non furono da meno gli abati, che in più occasioni diedero in affitto, per brevi periodi, il feudo a nobili ragusani e modicani. Nel
1458  il feudo fu dato in enfiteusi temporanea a Pietro Celestri, nobile modicano, che il 30 aprile del 1470 lo acquisì in perpetuo. Dopo 330 anni il vasto feudo di Santa Croce passò dalla chiesa ad un privato cittadino.
Michele, figlio di Pietro I Celestri, donò il feudo al figlio Pietro II il quale morì in battaglia a Ravenna nel 1512, pertanto il feudo pervenne al piccolo Giovanni Battista che rimase sotto tutela dei nonni paterni Pietro e Margherita Pancaldo.
Il territorio di Casuzze passò quindi sotto l’amministrazione dei Celestri.

PERIODO DI DECADENZA.
Pietro I Celestri, divenuto barone, si mostrò discretamente interessato al suo sviluppo, tant'è che il popolamento del vasto feudo fu inizialmente discreto. Alla morte di Pietro I, il feudo passò al figlio Michele, che lo donò al figlio Pietro II. Costui morì in battaglia a Ravenna nel 1512, pertanto il feudo passò al piccolo Giovanni Battista che rimase sotto tutela dei nonni paterni Pietro e Margherita Pancaldo. A questa serie di eventi si aggiunsero le dispute legali tra i Celestri e i Bellomo di Siracusa, una certa incuria dei feudatari, la malaria, diffusissima nelle aree acquitrinose, e le incursioni piratesche, divenute sempre piu’ rovinose. Tutti questi avvenimenti costrinsero numerosi terrazzani ad abbandonare la zona, e il casale di Santa Croce e le terre contermini  attraversarono un periodo di decadenza.

Ultimo aggiornamento: 11/09/2017
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