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DAL 1700 AL 1900

STORIA ANTICA

A partire dal 1730 la vigna di Longobardo fu divisa in lotti che furono dati in affitto aa alcuni borghesi di Santa Croce. Nel rivelo del 1750, il vigneto del Longobardo, risultava censito a 14 persone. Nel 1750 Pietro e Stefano Iozzia possedevano due chiuse in contrada Piscazze, estese 5 salme e 10 tumuli (tale contrada, nella cartina sotto, è inglobata nella contrada Sottano).  

RIQUALIFICAZIONE DEL "FEUDO SOTTANO"

A partire dal
1755, per volere del marchese Giovan Battista IV Celestri, fu intrapresa una generale riqualificazione delle terre del marchesato. Nel feudo Sottano, di cui Casuzze faceva parte, fu impiantato un grande uliveto in contrada Vignazze - Longobardo circondato da muri a secco. Nelle contrade: Costa Casino, Canestanco, Biddiemi, Piano Pellegrino, Cozzo Fava e Cozzo Morana fu concesso ai cittadini che affittavano appezzamenti di terra di poterli recintare con muretti a secco e di defalcare le spese sostenute dall'affitto annuo.  

SANTA CROCE DIVENTA LIBERO COMUNE.
Uscita dalla dipendenza feudale, nel
1819 divenne libero comune con un territorio di 4.368,48 are e 2.207 abitanti, amministrati da un Decurionato.
Il territorio di Casuzze, al limite fra i comuni di Ragusa e di Santa Croce, e la costa fino a Punta Braccetto rientrarono nella sua sfera amministrativa. Del resto non poteva essere diversamente visto che il nostro territorio da sempre era stato legato territorialmente a Santa Croce, tranne quando Ragusa diventò Contea.

VIGILANZA SANITARIA.

Nel
1831 il sindaco barone Vitale pensò di istituire una vigilanza sanitaria del litorale tra Punta Secca e Casuzze per impedire che venissero trasmesse malattie contagiose da imbarcazioni straniere. Già dal ‘700 la vigilanza del litorale, contro la pirateria, era stata ripartita fra i comuni: Vittoria per il tratto di Cammarana (Scoglitti); Comiso per il tratto di Punta Braccetto, Santa Croce per il tratto restante fino al vallone di Biddemi, dopo la quale la responsabilità ricadeva al comune di Ragusa, e per il tratto ancora successivo a quelli di Scicli e di Modica fino alla marina di Pozzallo. Era una vigilanza realizzata con un numero limitato di uomini e con modesti mezzi che non garantivano alcuna sicurezza né a Santa Croce, né agli abitanti dei territori vicini.

ISTITUZIONE DEL CATASTO BORBONICO.
Con l'istituzione del catasto borbonico del
1843 - 1844 la sezione denominata "Feudo Sottano" (vedi foto sopra) era estesa per salme 303 e 4 tumoli, pari a 846,12 ettari (Kmq 8,4612). Aveva come confini: a nord la trazzera Corsa del Palio - Fossazze; ad est il torrente Biddiemi; a sud il Canale di Sicilia; ad ovest la regia trazzera che da Santa Croce conduceva a Punta Secca. In questa sezione quindi rientrava il territorio di Casuzze. Questo feudo, che nel 1580 apparteneva al "Feudo di Riscalambri", era attraversato da una vecchia viabilità costituita da viottoli "jola" e presentava diversi territori adibiti a pascolo per pecore e capre. Delle 303 salme e 4 tumuli del "Feudo Sottano", la marchesa Marianna Celestri possedeva 256 salme e 6 tumuli di terra (pari a Kmq 7,1538) concentrati nelle contrade: Sottano, Vignazze – Longobardo e Bosco della Secca. Solamente la contrada Sottano si estendeva per 136 salme e mezza, pari a Kmq 3,7958  (oggi, la contrada, divisa in due tronconi, si è ridotta a 169,4 ettari, pari a 60 salme e 11 tumuli). Le contrade “Vignazze – Longobardo”  erano estese 24 salme e 12 tumuli, corrispondenti a 69 ettari. Questa precisazione viene fatta per far capire che molto probabilmente la marchesa aveva riacquistato le concessioni delle vigne, date precedentemente in affitto.  
A dire il vero la marchesa Marianna Celestri non possedeva solo il "Feudo Sottano", ma anche buona parte di quello che una volta era il "Feudo di Santa Croce". La mappa del catasto borbonico del 1843/44 (vedi sotto) evidenzia i nomi dei vari proprietari terrieri del comune di Santa Croce. Come si può notare quasi la metà del territorio di Santa Croce apparteneva alla marchesa Marianna Celestri ed una buona parte alla baronessa Giovanna Vitale.

SANTA CROCE E MAZZARELLI VENGONO MESSI IN COMUNICAZIONE.
Nel
1853 per sollecitare e facilitare le attività commerciali le autorità di Santa Croce fecero costruire la strada che giungeva fino al bivio di Mazzarelli. Questa strada, lunga 5 Km, seguiva il tracciato di una vecchia trazzera reale e attraversava le contrade di: Sottano, Cozzo Cappello, Pellegrino, Gaddimeli. I lavori furono iniziati nel 1853, durarono alcuni anni ma non furono completati per mancanza di fondi. Il Decurionato (cioè l’amministrazione comunale) aveva impegnato £ 9.386,55 e per il ponte intermedio £ 1.028,50. La nuova strada Santa Croce-Mazzarelli, anche se non completata del tutto, diede comunque un forte impulso allo sviluppo agricolo di una vasta area compresa tra S. Croce, Ragusa e la piana di Donnalucata, in quanto attraverso brevi diramazioni metteva in comunicazione le contrade di Pescazze, Casuzze e Biddemi, con Castellana e Maulle nelle quali, da tempo, numerosi santacrocesi avevano trovato lavoro come affittuari, braccianti e pastori. Il commercio dei prodotti agricoli del territorio di S.Croce (grano, carrube e latticini) negli ultimi anni erano cresciuti notevolmente in corrispondenza ad una maggiore estensione delle aree soggette a coltivazione.

Ultimo aggiornamento: 17/10/2017
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