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DON PIETRO I CELESTRE

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

I Celestre erano arrivati in Sicilia, alla fine del trecento, dalla Spagna al seguito del re Martino e di Bernardo Cabrera. Il casato cui Don Pietro apparteneva si era ramificato in diverse parti dell'isola: Licata, Palermo, Catania, Messina, Noto, Modica e Scicli.

DON PIETRO I CELESTRE.
Don Pietro I Celestre era un nobile modicano appartenente alla famiglia, che nel 1400, era considerata la più ricca e potente della città.
Personaggio discretamente noto nella Sicilia orientale, diventò primo feudatario del territorio di S. Croce il 30 aprile del 1470. Ancor prima era stato stratigoto di Messina nel 1458.  

COLONIZZAZIONE DEL FEUDO.
Di lì a poco l’enfiteuta Don Pietro iniziò la colonizzazione del grande feudo, puntando non solo alla rivitalizzazione del casale, ma anche alla valorizzazione dei siti dove anticamente gli abitanti delle Kaucane svolgevano le loro attività agricole e marinare. A tal fine richiamò dai comuni viciniori, in particolare da Scicli e Modica, nuovi abitanti, in gran parte umili contadini e artigiani, assicurando loro accettabili condizioni di lavoro e di residenza. Sorsero così le prime casette, stalle e bagli che delimitarono le prime strade a fondo naturale. Dietro la sua guida si costituì il primo nucleo del casale di Santa Croce; si sviluppò così un'edilizia semplice e povera, connessa alle attività agricole e artigianali.
Le zone di maggior richiamo furono nell'entroterra quella al cui centro era il Piano del Mirio (attraversate da larghissime trazzere che dalla grande fontana portavano a: Comiso, Scicli, Ragusa, a capo Scalambro) e sulla costa quelle tra la Punta della Secca e le cosiddette Anticaglie.
Più a sud, sul Capo Scarem, riuscì appena a potenziare la torre di avvistamento e di difesa (vedi foto sotto), fece costruire dei magazzini, ei locali per la salagione del pesce, delle fornaci per la preparazione della calce da impasto, delle vasche per la colorazione delle reti da pesca, un pozzo ed una chiesetta posta sul lato est della torre.
Nelle campagne si coltivarono grano, vigneti, oliveti e dove c'era abbondanza d'acqua la canapa, si allevarono bovini e ovini. Sembrava che fossero tornate a vivere le Kaucane. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1494, il vasto feudo ed il casale si S.Croce Camerina prosperarono ancora per pochi anni (nel 1500 si contavano ben 500 abitanti, in gran parte di origine sciclitana), poi cominciò a spopolarsi.
Diverse le cause che costrinsero i numerosi terrazzani ad abbandonare la zona: i continui assalti dei pirati, che assalivano le sguarnite coste; la malaria (diffusissima nelle aree acquitrinose); le dispute (che si protrassero per diversi anni) e la divisione del territorio tra i Celestre e i Bellomo di Siracusa; lo scarso interessamento dei feudatari e così il casale di S. Croce e le terre dei contermini attraversarono il nuovo periodo di decadenza.
A Pietro I Celestre successe, nel 1481, il figlio Michele.

Ultimo aggiornamento: 20/06/2019
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