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FAMIGLIA CIARCIA'

STORIA ANTICA > > FAMIGLIE DI S. CROCE

BARONE RAFFAELE CIARCIA'.
Raffaele Ciarcià nacque il 14/08/1782 e a 25 anni, quale uomo politico, fece parte dei soci del primo “Casino di conversazione de’ gentiluomini e de’ preti” aperto nell’aprile del 1805. Tra il 1808 e il 1810 partecipò alla protesta contro i Borboni e, approfittando di una certa libertà d’azione, per essere figlio del sindaco dell’epoca e poi lui stesso sindaco di Comiso dall’8 aprile 1810, organizzò all’interno del citato Casino un vero e proprio
partito detto della Costituzione.
Su sua proposta il Consiglio comunale deliberò di abolire “
la dogana e la secrezia baronale”,  riservandosi di risarcire Casa Naselli per i danni subiti. Con l’abolizione del feudalesimo finiva così la Contea di Comiso.
Il 20 aprile 1814 gli fu conferito il titolo di barone di Corchigliato (nella cui contrada, in provincia di Ragusa, c’è un’importante sorgente); morì il 22/02/1836 all’età di 54 anni.

LA BARONESSA GIOVANNA VITALE CIARCIÀ

Durante i moti antiborbonici che si verificarono in Sicilia, specialmente nelle grandi città, la reazione della polizia fu estremamente dura e la caccia ai capi rivoluzionari fu spietata, tant’è che molti di questi tentarono di sottrarsi alla cattura fuggendo dall’isola. Alcuni di questi capi rivoluzionari, in fuga da Catania verso le isole maltesi, trovarono un primo rifugio a S. Croce, dove furono accolti nel palazzo Vitale-Ciarcià ospiti della baronessa Giovanna Vitale Ciarcià. Il marito della signora Vitale don Raffaele Ciarcià, che era già morto nel 1836, era ben conosciuto per le sue idee liberali e pertanto i fuggiaschi erano sicuri che a S. Croce avrebbero potuto trovare accoglienza.
Ma la cosa non passò inosservata alla polizia borbonica, che nel 1837 arrestò la baronessa Vitale Ciarcià ed i suoi due figli Pasquale e Biagio. Grazie però all’interessamento di alcuni nobili e di alcuni rappresentanti influenti della borghesia i tre riuscirono ad evitare la Corte Marziale e dopo due mesi di carcere a Noto, ritornarono liberi. La brutta esperienza della prigione, non fece desistere né la Vitale Ciarcià, né i suoi figli dal propugnare le loro idee liberali e di essere il punto di riferimento per i Rinzivillo, gli Scattarelli, i Di Benetto, che erano influenti rappresentanti della borghesia intellettuale e agricola di Santa Croce. E furono proprio questi personaggi che, sognando condizioni politiche ed economiche di libertà nel 1848, si schierarono contro i Borboni, in favore della rivoluzione. La partecipazione di S. Croce a questa rivoluzione coinvolse molti borghesi e un buon numero di popolani, molto di più di quanto era successo nel 1812-14 e nel 1820.

BIAGIO CIARCIÀ.
Fra i personaggi più in vista di S.Croce si distinse il giovane avvocato Biagio Ciarcià, (arrestato nel 1837 per le sue idee liberali). Costui, figlio del sindaco Raffaele e di Giovanna Vitale, era nato a Comiso e nel 1844 fu sindaco di Santa Croce Camerina. Assieme ai notabili di S. Croce, s’impegnò a combattere i privilegi feudali della marchesa Marianna Celestre Gravina.  

Ultimo aggiornamento: 26/06/2019
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