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FINE DEI CELESTRE E DON ROMUALDO TRIGONA

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

LUGLIO 1854: NUOVA VERTENZA GIUDIZIARIA FRA DECURIONATO E LA MARCHESA MARIANNA CELESTRE.
Giuseppe Rinzivillo, sempre attivo e schierato dalla parte dei più deboli, con l’appoggio del sindaco avvocato Biagio Ciarcià, avviò nel luglio del 1854 una nuova vertenza contro la Marchesa Marianna Celestre, che continuava impunemente a pretendere una salma di frumento per ogni tumulo da chiunque posseduta nell’ambito dell’ex stato di S. Croce; due tarì per ogni casa, e svariate altre prestazioni in denaro. Una situazione paradossale che permetteva alla Marchesa di sfruttare l’atavica soggezione dei cittadini nei confronti della famiglia Celestre. Sia il Rinzivillo che il Ciarcià paragonavano queste assurde richieste a delle vere e proprie tangenti che l’abitudine nel tempo aveva trasformato in censo, quando invece risultavano illegali e illegittime.
La vertenza si protrasse per alcuni anni, ma alla fine ebbe esiti favorevoli per in comune di S. Croce, che in tal modo potè disporre di una maggiore estensione di terre demaniali.  

MUORE MARIANNA CELESTRE GRAVINA.
Marianna Celestre Gravina morì nubile e senza figli il 12 giugno 1866 a Palermo e nel suo testamento del 29/7/1852 lasciò tutti i suoi beni al cugino-amante don Romualdo Trigona Gravina (Palermo 11 ottobre 1809 - Palermo 26 gennaio 1877), principe di S. Elia. Per questo motivo lo stabile che c’è a S. Croce viene chiamato “Palazzo Celestre” o “Palazzo di Sant’Elia” seguendo i predicati nobiliari delle due famiglie che l’ebbero in possesso.
Nella seconda metà dell’Ottocento il palazzo fu venduto dai Principi di Sant’Elia eredi dei Celestre alla nobile famiglia palermitana dei marchesi Arezzo che ne detengono la proprietà.

DON ROMUALDO TRIGONA GRAVINA.
Morta Marianna Celestre Gravina, Don Romualdo ereditò così circa 600 salme di terra (circa 1.666 ha), la stragrande maggioranza della quale concentrata nelle contrade di Bosco di Punta Secca e Bosco di Punta Braccetto. Don Romualdo nel 1827 si era sposato con Donna Laura Naselli Terrasini, figlia di Domenico, duca di Gela. Da lei, quale unica figlia del Duca di Gela, ne acquisì il relativo titolo ed ebbe quattro figli: Domenico, Giovanni, Francesco Paolo e Luigi. Figura controversa del mondo politico e nobiliare palermitano (nostalgico borbone, ma anche liberale unitario savoiardo), il Trigona, premuto dal bisogno, cominciò a vendere aree edificabili soprattutto nella zona di Punta Secca, dove cominciarono a sorgere intorno al 1870 le prime case di villeggiatura.
Nel 1877 Don Romualdo Trigona morì, lasciando debiti per £ 59.803,02 che aveva contratto nei confronti del barone Vittorino Cosentino da Lentini.    
Ne seguì una vertenza giuduziaria che si concluse con la vendita all'asta di lotti di terre per mille ettari (più della metà di quelle ereditate), dei due mulini di S. Croce, di alcune case di Punta Secca e di alcuni magazzini, da parte dei figli del Trigona. I grandi magazzini di ricezione e conservazione degli orzi e frumenti, situati nel Piano della Segrezia, furono venduti e una parte di questi furono trasformati dal Signor Giuseppe Amore (1874 - 1944) in fondaco.
I terreni che costituiscono l'attuale Casuzze ed in parte Kaucana furono acquistati dalle famiglie Scillieri e Iozzia di Santa Croce.
Si trattava di terre sabbiose, già bonificate, e dove i nuovi proprietari impiantarono diverse distese di vigneti, carrubeti, oliveti e mandorleti. Tali attività si ripercossero positivamente nel territorio santacrocese, dove si registrarono trasformazioni agrarie e ambientali, aumento della popolazione, sviluppo urbano e incremento delle attività economiche. Se gli abitanti nel 1861 erano 2995, nel 1871 diventarono 4034, nel 1881 passarono a 5057.

Ultimo aggiornamento: 11/03/2020
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