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FONTANA NUOVA

STORIA ANTICA >

DOVE SI TROVA E SUE CARATTERISTICHE.
Questo riparo sotto roccia si apre nei pressi di un crinale roccioso a circa 3 Km dalla costa, a 145 m sul livello del mare, nel territorio di Marina di Ragusa. Il riparo naturale è largo 8 m, profondo 2 m, ed alto fino a 3 m in alcuni punti.  

DA CHI È STATO SCOPERTO.
L'importanza di questo sito saltò all'attenzione quando nel 1914 il Barone Vincenzo Grimaldi di Calamenzana, scavando all'interno di una grotta di un suo terreno agricolo, trovò diverso materiale litico (raschiatoi e lame da taglio). Il 28 gennaio del 1914 il barone trasferì i 212 reperti archeologici (136 strumenti in selce e 76 schegge di lavorazione) al museo di Siracusa.
I reperti furono brevemente descritti da Paolo Orsi e Luigi Pigorini, il quale li attribuì genericamente al Neolitico.  

COLLOCAZIONE NEL TEMPO.

Subito dopo la seconda guerra mondiale,
Luigi Bernabò Brea, allora Soprintendente Alle Antichità della Sicilia orientale, iniziò una revisione sistematica dei materiali al Museo Archeologico di Siracusa. In un primo momento in base allo studio dei reperti Bernabò Brea collocò il sito di "Fontana Nuova" fra i 15.000 e 10.000 anni fa, cioè nel nel Paleolitico Superiore (che va da 40.000 a 10.000 anni fa). Nel 2019 la datazione del sito cambiò.
I risultati al radiocarbonio dei resti ossei faunistici ed umani hanno dimostrato che risalgono all'Olocene tra il 9.900 e 8.500 a.C. quindi rapportabile al Mesolitico (che va da 10.000 a 8.000 anni fa).
L'analisi comparata dell'industria litica invece ha dimostrato maggiori somiglianze con l'industria tardo epigravettiana (che va da 20.000 a 10.000 anni fa) tipica del Paleolitico superiore finale
Queste due diverse collocazioni nel tempo dei reperti trovati ha fatto pensare che il riparo sia stato utilizzato da entrambe le culture in due periodi distinti e che deve essere avvenuto molto saltuariamente e per brevi periodi.

CLASSIFICAZIONE DEI REPERTI.
Dopo 40 anni dalla loro donazione, durante la revisione sistematica dei materiali custoditi all'interno del Museo siracusano, i materiali furono ripresi da Luigi Bernabò Brea. Furono così classificati numerose schegge a ritocco denticolato, strumenti su lame di forma irregolare, in particolare grattatoi, bulini, denticolati. Questi strumenti, inseriti anche in manici di legno per essere meglio utilizzati, furono ottenuti scheggiando i ciottoli di selce raccolti alla foce del fiume Irminio, non molto distante dal riparo.
I prodotti della scheggiatura (schegge e lame) avevano i margini affilati, ma necessitavano del ritocco per essere trasformati in strumenti utili per le varie funzioni, ad esempio, punte di freccia o lancia, strumenti per la raschiatura delle pelli e attrezzi da taglio, come grattatoi e raschiatoi. La percentuale delle lame presenta una valore abbastanza elevato (40,2%) se si tiene conto della totalità dei pezzi. Questi materiali sono oggi esposti al Museo P.Orsi di Siracusa.

BERNABÒ BREA RITORNA A FONTANA NUOVA.

Bernabò Brea avendo riconosciuto nei materiali di Fontana Nuova degli strumenti molto più antichi, decise di effettuare nuovi saggi di verifica all'interno del riparo. Lo scavo restituì frammenti ossei appartenenti ad individui adulti di uomo (Homo Sapiens) e resti di animali pertinenti soprattutto a cervidi (Cervus elaphus) ed in misura minore, a suini (Sus scrofa), bovidi (Bos primigenius) e alla volpe (Vulpes vulpes).

L’ALIMENTAZIONE DEI NOSTRI ANTENATI.
I primi abitatori neolitici di “Fontana Nuova” disponevano di pianure costiere più ampie rispetto a quelle odierne, allora coperte da fitta vegetazione e boscaglia alternata a prateria dove scorrazzavano il cervo, il cinghiale, il cavallo selvatico ed altri animali. Erano cacciatori e raccoglitori e disponevano di abbondanza d'acqua sia per le diverse sorgenti vicine al riparo, sia per la vicinanza del fiume Irminio.
Studi recenti sui residui organici ritrovati su questi manufatti litici ci hanno fornito informazioni sulle caratteristiche dell'alimentazione e sul modo di cucinare il cibo da parte di questi gruppi umani.
Il materiale faunistico era costituito quasi esclusivamente da cervo (92,6 %) e da pochi frammenti di bue, cinghiali, volpi. La macellazione di questi animali si presume avvenisse lontano dalla grotta.
La vicinanza con il mare fece loro capire l’importanza di questo elemento. Alla dominanza della caccia e della raccolta ben presto si sovrappose la raccolta di molluschi marini (soprattutto patelle) e di pesci, catturati e consumati ad integrazione della dieta preesistente. Sicuramente pescavano da terra, ma anche con rudimentali imbarcazioni.
Ecco cosa scriveva Bernabò Brea in merito: "... l'enorme quantità di gusci di conchiglie marine, soprattutto patella ferrugine, mostra che la raccolta dei molluschi lungo la riva del mare aveva nell'alimentazione dei cavernicoli un'importanza notevolissima e costituiva, insieme alla pesca, un'importante integrazione della caccia e della raccolta di frutti selvatici ...."

IL CLIMA.
All’epoca del riparo di Fontana Nuova ca. 30.000 anni fa, il clima era caratterizzato da temperature più rigide, con ghiacciai perenni scesi fino a 1.000 metri, abbassamento del livello delle acque, con conseguente saldatura delle nostre coste meridionali con l’arcipelago maltese. La fascia costiera della zona orientale doveva invece essere di poco superiore a quella attuale.

I filmati sotto sono stati girati il pomeriggio del 29/07/2011.
1) Il sentiero che porta al riparo (notare il paesaggio bellissimo).
2) L'arrivo al riparo (una fitta vegetazione ci impedisce di muoverci e filmare liberamente).
3) Il riparo visto dall'esterno.
4) Il riparo visto dall'interno.

Ultimo aggiornamento: 10/05/2022
giampigiacomo@libero.it
http://picasion.com/i/1U5qo/
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