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GLI AGHLABITI (827 - 910)

STORIA ANTICA > > GLI ARABI

L'opportunità per gli emiri aghlabidi di Ifriqiya giunse nell'827, quando il comandante della flotta bizantina isolana, Eufemio, si rivoltò nell'826. Sconfitto dalle forze fedeli a Bisanzio fu cacciato dall'isola, Eufemio, per vendicarsi cercò l'aiuto degli Aghlabidi. A questo punto la Sicilia bizantina rappresentò per gli Arabi un boccone troppo vicino e troppo appetitoso per non essere presa in considerazione.

GLI AGHLABITI DECIDONO DI CONQUISTARE LA SICILIA (827 - 910)
In quel periodo nell'Ifrīqiya regnava il terzo sovrano della dinastia Aghlabita, l'emiro
Ziyadat Allah I. Costui, poichè persistevano forti contrasti interni tra le fazioni e tra i notabili arabi, prima di prendere una decisione sulla proposta di Eufemio, convocò nell'827 un'assemblea (costituita da notabili e giuristi) per consultarli sull'opportunità di invadere o meno la Sicilia. Si giunse così alla decisione di attaccare la Sicilia allo scopo di conquistarla, grazie al ruolo decisivo svolto dal giurista coranico (Kadì) Asad Ibn al-Furat che pensò di placare gli animi dei partecipanti invocando la ''guerra santa'' (jihad) sulla vicina isola. Il ricorso alla guerra doveva essere, secondo lui, un fatto culturale e giuridico, doveva essere uno strumento di coesione fra i fedeli, ma anche un'acquisizione di beni temporali, di onori, di gloria, di promozione sociale, di premi ultraterreni e soprattutto come diffusione della religioene di Allah. La conquista della Sicilia avrebbe non solo indebolito sul piano politico-militare e su quello dell'immagine internazionale Bisanzio; ma anche spinto ancora avanti le mobili frontiere dell'Islam nel Mediterraneo, verso l'Italia, verso Roma, verso il regno dei Franchi, e avrebbe quindi ampliato l'influenza musulmana ed il dominio della "dar al-islam" verso il resto dell'Europa.

L'ATTACCO.
Il 14 giugno dell'827 l'emiro
Ziyadat Allah I, con il pretesto di aiutare Eufemio, che poi nella realtà fu prontamente messo da parte, organizzò una spedizione di 10.000 soldati con 100 navi e 700 cavalieri, che partì dal porto di Susa con a capo il qadì  Asad ibn al- Furat e tre giorni dopo sbarcò a Capo Granitola il 16 giugno 827 d. C. conquistando subito Mazara del Vallo e Lilibeum (Marsala). Dopo  Mazara, i Musulmani avanzarono contro Siracusa, assediandola. Ma le truppe di Asad, per la difficoltà dei luoghi e per lo scarso nutrimento soffrirono quanto e come gli assediati. Morto Asad, scoppiarono delle sedizioni e nell’isola si organizzò una vasta resistenza, per cui i Musulmani dovettero abbandonare l'assedio e ritornarono a Mazara. Soccorsi in seguito da un altro esercito giunto dall'Africa, ripresero l'offensiva e dopo molti anni, attraverso accanite resistenze locali e lotte con le spedizioni organizzate da Bisanzio, presero altre città e piazzeforti dell'isola. Quella degli Aghlabiti fu una lenta conquista, una guerra tattica, di posizione e non di movimento, caratterizzata da sporadiche battaglie campali e costellata invece da frequenti assedi e da scorrerie di cavalieri sulle terre nemiche. Una guerra in cui entrambi i contendenti cercarono di evitare lo scontro frontale in campo aperto.
Gli emiri aghlabidi mantennero una splendida corte, sebbene a costo di tasse oppressive; le loro opere pubbliche per la conservazione e la distribuzione dell'acqua, contribuirono alla prosperità dell'isola.

FINE DEL DOMINIO AGHLABITA

Sul finire del 9° secolo e nei primi anni del sec. 10° il dominio degli Aghlabiti, indebolito da frequenti rivolte delle tribù berbere venne attaccato dai seguaci di
Abū ῾Abdūllā´h ash-Shī῾ī fautore della dottrina sciita fatimita (o fafimida): Kairouan, la capitale, cadde e l’intera regione fu conquistata (909).

Ultimo aggiornamento: 09/05/2022
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