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GLI ARABI NEL NOSTRO TERRITORIO

STORIA ANTICA > > GLI ARABI

Gli Arabi già da tempo avevano cominciato a frequentare il nostro territorio, basti pensare che nel 535 i bizantini erano stati costretti a rafforzare le mura della città di Ragusa (che loro chiamavano Reùsa) per difendersi dalle scorrerie dei saraceni e sulla sommità della collina che domina Ibla costruirono il Castello.

RAGUS CITTA' RIBELLE.
Ragus fu assediata seriamente dagli Arabi
nell'844, ma gli abitanti riuscirono ad allontanare gli invasori, grazie alle loro fortificazioni. Ma l'abbandono dell'agricoltura (per dissuadere i nuovi conquistatori) ed una terribile invasione di cavallette diedero inizio nell' 848 ad una violenta carestia che causò, nonostante le strutture difensive, la capitolazione di Ragus dopo un lungo assedio. Gli arabi saccheggiarono la città, abbatterono le mura e imposero duri patti di sottomissione.

GLI AGHLABITI NEL NOSTRO TERRITORIO
Nell'estate
dell'852, mentre erano in corso le operazioni militari, arabi al comando del condottiero aghlabita  "Al-'Abbas 'ibn-Fadj" compirono delle scorrerie nel litorale tra Kamarina e Casuzze, razziando come d'abitudine. Gli Arabi frequentarono tutto il nostro litorale che va da Cava d'Aliga a Punta Secca, che chiamarono "Marsa a ridàh " cioè "porto amico" e soptattutto utilizzarono, come punti di approdo, le tante piccole insenature della costa, tra cui probabilmente anche le spiagge della futura Casuzze. Per i loro commerci utilizzarono soprattutto la marina di Scicli, detta poi delli Michenchi, la foce del fiume Irminio, detta Maulli, e la spiaggia di Punta Scalambr (Punta Secca)i.
Si trattava sicuramente di una navigazione di cabotaggio (cioè lungo la costa), ma non mancava la navigazione d'altura (in mare aperto).
Ma gli abitanti di alcune città della Sicilia orientale si mostrarono poco obbedienti agli ordini musulmani e intorno all'anno 860 tentarono in vari modi di ribellarsi rompendo il patto fatto con gli arabi.

RAGUSA SI RIBELLA PER LA TERZA VOLTA.
Nell'866
i Bizantini e la repubblica di Genova inviarono delle truppe armate per liberare la Sicilia, i ragusani insieme agli abitanti di Scicli si ribellarono nuovamente agli arabi ma quest'ultimi, comandati da Khafagia-ibn-Sewada, ritornarono con forze nuove e punirono la città crudelmente. Questa volta le condizioni di resa non furono uguali per tutti: ai più ricchi, alle classi sociali più in vista, agli ex nobili romani e bizantini furono riservati trattamenti preferenziali, poterono salvare la vita ed i loro averi; mentre per i più poveri ed i diseredati non ci fu alcun occhio di riguardo, furono abbandonati con le loro donne e bambini alla discrezione dei vincitori.

Ragus divenne quindi un comune tributario (non indipendente) e ad essa fu assegnato un nuovo nome: Rakkusah. Alcuni abitanti si rifugiarono nella zona di Pantalica dall`VIII al IX secolo d.C. sfruttando e ampliando le grotte delle necropoli preesistenti costruirono abitazioni e luoghi di culto rupestri.

SPARISCE IL LATIFONDO.

Con gli arabi il latifondo, tipico del periodo romano e bizantino, fu spezzettato in lotti più piccoli ed assegnati a chi le dissodava e le lavorava.
Gli arabi che si stabilirono nella Sicilia sud orientale erano soprattutto dei contadini e dei pastori a differenza di quelli che si stanziarono nella Sicilia occidentale che erano soprattutto commercianti.
Fu merito di questi arabi se nella nostra zona furono introdotte nuove colture, è migliorata la raccolta delle acque sorgive, aumentarono i terreni trasformati in giardini e vennero impiantati frantoi e mulini ad acqua a ruota orizzontale.  
Furono gli Arabi
Ahmed-ibn-Omar e Kazwini a parlare già nel 1130 dell'olio di nafta, che sgorgava da certi pozzi a Ragusa. Solo nel 1061, dopo circa 200 anni di dominazione araba, la città si liberò del dominio arabo grazie ad una violenta ribellione, i ragusani inviarono pure dei volontari armati per aumentare le file dell'esercito del gran conte Ruggero che nel frattempo era impegnato nella conquista dell'isola.

GLI ARABI E SANTA CROCE.
Secondo Solarino intorno all’852 gli Arabi compirono delle scorrerie tra Kamarina, Kaucana e Casuzze, apportando morte e distruzione. Gli abitanti del litorale, mal sopportando questi continui attacchi, preferirono rifugiarsi verso l'interno nel piano del Mirio, che ingrandendosi diede i natali al Casale di Sanctae Crucis de Rosacambra (Termine quest’ultimo derivato dall’Arabo "Ras Karam", nome del comandante arabo sbarcato a capo Scalambri.

L'abbondanza d'acqua e la fertilità della terra permisero lo stanziarsi di un consistente gruppo di agricoltori e di pastori proprio nel piano della "Fonte Paradiso", nelle cui vicinanze sarebbero sorti: una stazione per il cambio dei cavalli, un sepolcreto ed un santuario. Il futuro abitato di Sanctae Crucis, presso la sorgente Paradiso, iniziò quindi la sua storia come luogo di ristoro che dal vallone Fontana portava fino al mare.
Sotto la dominazione araba il territorio registrò un piccolo risveglio per la cura rivolta alle attività agricole e per la costruzione di numerosi casali su tutto il territorio. I luoghi, che per la prima volta vennero valorizzati, ebbero un nome:
Ras caram (Capo Scalambri), Ain keseb (Punta della Secca).
Gli arabi incrementarono l'agricoltura (dopo un lungo periodo di decadenza i luoghi incolti ricevettero le acque provenienti dalle sorgenti Passolato e Paradiso, raccolte nelle saie) e diedero un importante contributo nel campo artistico e culturale. A partire dal 9° secolo, il territorio conobbe una nuova decadenza, diminuirono drasticamente le attività commerciali ed i centri abitati. Anche se il territorio fu utilizzato fino alla prima metà del 12° secolo andò incontro ad un lungo periodo di abbandono e di oblio che lo trasformò in una fitta boscaglia.
L’agricoltura tradizionale venne potenziata con nuove tecnologie. Furono valorizzate le abbondanti acque provenienti dalle sorgenti Passolato e Paradiso, raccolte nelle saie a scopo irriguo; furono attivate  pratiche colturali diversificate e selettive (orti, giardini, alberi da frutto); furono introdotte nuove colture, come: limone, cotone, canna da zucchero e si costruirono numerosi casali in tutto il territorio.
Si deve ai musulmani l’introduzione del pistacchio, del riso, del limone, del gelso, del baco da seta, dell’arancio amaro, della canna da zucchero, del papiro, del sommacco per la concia delle pelli.

Ultimo aggiornamento: 09/05/2022
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