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I NORMANNI CONQUISTANO LA SICILIA

STORIA ANTICA > > I NORMANNI

Completata l’occupazione della Calabria, con la caduta di Reggio nel 1060, i Normanni si accinsero a conquistare anche la Sicilia, sbandierando la loro azione come se fosse una crociata religiosa. Ironia della sorte, proprio come dei cristiani avevano effettivamente favorito l’invasione araba nell’827, ora un gruppo di musulmani chiedeva aiuto ai Normanni, che ne approfittarono per metter piede nell’isola.
L’occasione per la conquista della Sicilia  fu offerta a Ruggero proprio
dall’indebolimento della potenza musulmana, che oltre ad avere delle lotte politiche interne (i “Kaid”, cioè i governanti,  arabi erano spesso in rotta fra di loro in quanto diverse famiglie stavano cercando di fondare nell’isola degli emirati indipendenti), era anche in guerra contro Pisa e Genova.

ALLA CONQUISTA DELLA SICILIA.
Ruggero quindi non si lasciò scappare l’invito fattogli dal Kaid di Siracusa (altri riportano di Catania) Ibn ath-Thumna nel 1060, a sostenerlo per sconfiggere il Kaid d’Agrigento Alì Ibn Ni’ma, detto Ibn al-Hawwas, che aveva occupato le sue terre e distrutto il suo esercito.
La conquista dell’isola non fu una guerra lampo, fu invece una guerra lunga, difficile, violenta e crudele, costellata da incendi, devastazioni e carneficine.                                                                                                            

Fu Ruggero, d’accordo con Roberto, ad iniziare la conquista; ma più di una volta i due fratelli furono costretti ad unire le loro forze ed a rimandare l’occupazione di qualche città,  per la strenua resistenza degli abitanti (vedi Castrogiovanni, cioè Enna, e Palermo) per poi riconquistarla dopo alcuni anni. Capitava anche che il Guiscardo era costretto a tornare a difendere i suoi possedimenti nell’Italia meridionale, lasciando solo Ruggero, in qualità di Conte di Sicilia e Calabria a completare la conquista e ad installare un governo.
Dopo trenta anni dal 1061 al 1091 l’isola cadde sotto il dominio normanno. I due fratelli si divisero le terre conquistate: Roberto tenne Palermo, Messina e Val Demone, Ruggero il resto della Sicilia.
Ruggero pur avendo un esercito poco numeroso, riuscì nell’impresa grazie all'aiuto delle popolazioni locali ribellatesi contro i loro dominatori, grazie anche alla fortuna, al coraggio, all'abilità e alla disciplina.
Nel 1071 Roberto lasciò che a prendere il titolo di Gran Conte di Sicilia fosse il fratello Ruggero I.
Nel 1095 Ruggero non partecipò alla prima crociata , che si concluse nel 1099 con la conquista da parte dei Crociati della città di Gerusalemme, per non urtare la suscettibilità dei musulmani da poco assoggettati. Il papa Urbano II, invece di disapprovarlo gli conferì un importante titolo onorifico.  

RUGGERO IL NORMANNO NOMINATO “LEGATO APOSTOLICO”   (1098)
Il papa Urbano II, come segno di gratitudine per gli aiuti ricevuti, conferì a Ruggero nel 1098 il titolo politico religioso di “
Apostolica Legazia =  Legato apostolico, cioè ufficiale del papa”. Secondo questo istituto i re di Sicilia avrebbero avuto una competenza esclusiva per tutto ciò che riguardava la materia ecclesiastica dell’isola (come la competenza esclusiva della nomina dei vescovi siciliani).

L’ABILITÀ POLITICA DI RUGGERO
Prima dell'arrivo dei Normanni la maggior parte dei Siciliani professava la religione musulmana o filo-bizantina (ovvero cristiana). Ruggero, consapevole che la Chiesa avrebbe sempre accampato diritti sull'isola, mise il territorio occupato sotto la protezione del pontefice romano e
avviò nell’isola un vasto programma di cristianizzazione e rilatinizzazione. Fece generose donazioni a chiese e monasteri, costruì le cattedrali di Palermo, Troina, Catania, Mazara del Vallo, Paternò, Modica, Messina, chiese conventi un po’ ovunque. La fondazione di nuove abbazie si inseriva nel processo di latinizzazione del rito religioso, al quale Ruggero si era solennemente impegnato in occasione dell’investitura papale del 1098.
Si cominciò così a determinare una convergenza di interessi tra il Papato e gli Altavilla.
Se l’obiettivo del pontefice era il ritorno sotto la giurisdizione di Roma delle diocesi divenute greche e sottoposte al patriarcato di Costantinopoli durante la dominazione bizantina, Roberto e Ruggero, a loro volta, attraverso la latinizzazione delle strutture ecclesiastiche miravano a ottenere il sostegno di prelati e abati latini nello sforzo di affermazione del loro predominio politico in una regione dove largamente diffusa era l’impronta bizantina.
Nell’espletare questo delicato compito sia Roberto che Ruggero dovettero usare un atteggiamento molto prudente per non suscitare la ribellione dei monaci di rito greco e bizantino.
Un altro programma che Ruggero portò avanti fu quello della pacificazione e della convivenza fra le varie etnie. Ruggero si mostrò un buon cristiano, tollerante nei confronti dei greci e degli arabi  che lo stimarono. Volle anche che le diverse etnie: greci, ebrei e saraceni fossero giudicati ognuno secondo la propria legge e dai propri giudici.
Fu la capacità di assorbire e di mischiare le diverse tradizioni, araba e nord-europea, romana, greca il segno distintivo dell’impresa normanna in Sicilia. Il loro non fu un insediamento in massa come quello effettuato dagli arabi, quanto invece una capacità di adattarsi e di assorbire quanto di buono e di meglio c’era nelle varie fazioni che risiedevano nell’isola. Utilizzando abilmente tutte queste tradizioni e culture, il conte Ruggero si trasformò da povero avventuriero senza terra in uno dei sovrani più illuminato e di maggior successo del mondo.
Per raggiungere questi risultati si contornò di una nuova classe dirigente, fece così arrivare ecclesiastici, funzionari, intellettuali , militari e amministratori provenienti dall’Italia settentrionale, dalla Francia e dall’Inghilterra, a cui affidò posizioni di responsabilità.

MORTE DI RUGGERO I (22 giugno 1101).
Il conte Ruggero all’età di settant’anni, si spense a Mileto in Calabria (allora capitale dei suoi possedimenti) il 22 giugno 1101 e qui fu sepolto nell'abbazia della SS. Trinità, da lui fatta costruire nel 1081. Successivamente la capitale fu trasferita prima a Messina e successivamente a Palermo, dove fu definitivamente portata la sua salma.
Il successo della sua politica con la chiesa e l’assenza di una vera opposizione nei suoi confronti furono la dimostrazione della sua capacità nel riuscire a pacificare la Sicilia e la Calabria. Durante suo dominio, soprattutto la Sicilia si giovò di questa nuova atmosfera, tanto che fra vinti e vincitori - di qualsiasi razza, stirpe, costumanza, cultura, religione- fiorì un positivo rapporto di stima e collaborazione.
Come Gran Conte di Sicilia gli successe il figlio primogenito Simone di 8 anni, per cui la reggenza passò alla madre la piemontese Adelasia o Adelaide del Monferrato, terza moglie di Ruggero che aveva sposato nel 1089 quando aveva 60 anni. Simone purtroppo morì nel 1105 a soli 12 anni, gli successe il fratello Ruggero II detto il "Normanno" prima con il titolo di conte dal 1101 al 1130 e poi con quello di re dal 1130 al 1154.
Tralasciamo ora la storia della Contea di Sicilia e concentriamoci su un'altra contea, sempre in Sicilia, la Contea di Ragusa, che il Conte Ruggero  assegnò al figlio Goffredo, forse avuto dalla seconda moglie Eremburga di Mortain o forse uno dei suoi figli illegittimi.
Goffredo diventerà il 1° Conte della Contea di Ragusa.

Ultimo aggiornamento: 20/06/2019
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