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IL FEUDO SOTTANO

STORIA ANTICA > > BORBONI E UNITA' ITALIA

CONTRADE DELLA SEZIONE "SOTTANO".
Con l'istituzione del catasto borbonico del
1843 - 1844  la sezione denominata "Feudo Sottano" (vedi foto sotto) era estesa per salme 303 e 4 tumoli, pari a 846,12 ettari (Kmq 8,4612). Aveva come confini: a nord la trazzera Corsa del Palio - Fossazze; ad est il torrente Biddiemi; a sud il Canale di Sicilia; ad ovest la regia trazzera che da Santa Croce conduceva a Punta Secca. In questa sezione quindi rientrava il territorio di Casuzze. Questo feudo era attraversato da una vecchia viabilità costituita da viottoli "jola" e presentava diversi territori adibiti a pascolo per pecore e capre.
Delle 303 salme e 4 tumuli del "Feudo Sottano", la marchesa Marianna Celestri  (che dopo la morte del padre Giovanbattista V celestre 3 settembre 1824 aveva ereditato il marchesato) possedeva 256 salme e 6 tumuli di terra (pari a Kmq 7,1538) concentrati nelle contrade: Sottano, Vignazze – Longobardo e Bosco della Secca. Solamente la contrada Sottano si estendeva per 136 salme e mezza, pari a Kmq 3,7958  (oggi, la contrada, divisa in due tronconi, si è ridotta a 169,4 ettari, pari a 60 salme e 11 tumuli). Le contrade “Vignazze – Longobardo”  erano estese 24 salme e 12 tumuli, corrispondenti a 69 ettari. Questa precisazione viene fatta per far capire che molto probabilmente la marchesa aveva riacquistato le concessioni delle vigne, date precedentemente in affitto.  

A dire il vero la marchesa Marianna Celestri non possedeva solo il "Feudo Sottano", ma anche buona parte di quello che una volta era il "Feudo di Santa Croce". La mappa del catasto borbonico del 1843/44 (vedi figura sotto) evidenzia i nomi dei vari proprietari terrieri del comune di Santa Croce. Come si può notare quasi la metà del territorio di Santa Croce apparteneva alla marchesa Marianna Celestri, una buona parte alla baronessa Giovanna Vitale ed una discreta parte al Canonico Antonino Interi.
Fu contro le famiglie Celestre ed Arezzo che nel 1843 l’allora sindaco Gianfrancesco Rinzivillo si impegnò con determinazione nella rivendica dei beni comunali illegittimamente tenuti e si oppose energicamente ai cosiddetti “ruoli censuari” cioè a quelle tasse che queste famiglie pretendevano ancora di riscuotere. Per l’opera svolta e per la sua manifesta umanità fu ben voluto dai santacrocesi, cosa che non era successo con suo padre Ippolito Rinzivillo che invece si era dimostrato rigido e a volte spietato.

La cartina sotto evidenzia le contrade rilevate dal catasto borbonico 1843 - 1844 nonchè le trazzere (le linee nere) che collegavano le varie contrade.
Da evidenziare che in questo periodo, esattamente nel 1843 venne istituita la prima scuola pubblica, rappresentata da una prima classe elementare, che fu affidata a don Alessandro Deodati, un “maestro proveniente da Malta, dove era nato nel 1820.

Ultimo aggiornamento: 20/06/2019
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