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QUANDO E COME SI FORMO' L'ALTOPIANO IBLEO

STORIA ANTICA >

L’altopiano ibleo, localizzato nella parte sud-orientale della Sicilia, insieme a quella maltese e pugliese, fa parte delle propaggini settentrionali della "Placca Africana", che all’altezza della Piana di Catania continua attualmente e scontrarsi con la Placca Euroasiatica. In questo scontro la crosta africana-iblea viene inghiottita da quella appenninico-europea perché va in subduzione. Lo scontro, nel tempo, ha provocato terremoti, sollevamento di montagne (i Monti Iblei), formazione dell’altopiano ibleo, zone pianeggianti (Vittoria e Comiso), zone costiere sabbiose e rocciose, qualche vulcano (Monte Lauro m.987, oramai spento) e aree piuttosto vaste di origine vulcanica. L’altopiano è delimitato a Nord dalla Piana di Catania, ad Ovest dalla Piana di Gela; mentre ad Est e a Sud degrada rispettivamente verso la costa ionica siracusana e quella ragusana del Mar di Sicilia. I Monti Iblei non hanno creste o cime, sono colline dolci ed hanno forma sub-circolare, il loro punto focale è dato dal Monte Lauro (986 m.), la cima più elevata del plateau, dal quale si diramano a raggiera le propaggini iblee che vanno degradando dolcemente verso tutte le direzioni.

La sua formazione cominciò nel Miocene, durante il periodo Tortoniano (da 11,60 a 7,24 Ma di anni fa), quando potenti spinte tettoniche fecero emergere dai fondali un antico bacino marino, prevalentemente costituito da sedimenti di natura organica. L'altopiano si formò definitivamente, con alterni accrescimenti e ingressioni marine, solo 11.700 anni fa.

In occasione della glaciazione di Wurm, circa 110.000 anni fa, l'altopiano era affiorante e completo. Ma quando l'uomo fece la sua prima apparizione in Sicilia, nel Paleolitico superiore, all'incirca 20.000 anni fa, la glaciazione di Würm era già in una fase avanzata, tanto che 15.000 anni fa l'area iblea lungo la costa meridionale si unì all'arcipelago maltese, al punto tale che la distanza dall'Africa si ridusse a uno stretto lembo di mare non difficile da attraversare.

FORMAZIONE DELLE CAVE.
Durante le emersioni delle terre si formarono numerose fratture nelle quali si incanalò l'acqua sorgiva e piovana. L'azione erosiva combinata delle acque meteoriche, dei fiumi e dei venti, per milioni di anni, modellarono queste fratture creando delle lunghe, strette e profonde valli, chiamate "
cave" (assimilabili per la loro morfologia ai "canyon" del Nord-America). Queste cave presentano versanti con pendenze medio-alte, spesso interessati da scarpate quasi verticali, gradini e spianate disposte a quote differenti.

I PRIMI ABITATORI.
Il Pleistocene inferiore e medio (va da 2,5 milioni  a 120.000 anni fa) corrispondono al periodo del Paleolitico inferiore (Homo Habilis e Homo Erectus); il Pleistocene superiore (va da 36.000 a 11.000 anni fa) corrisponde ai periodi del Paleolitico medio e superiore (Homo Neanderthalensis, Homo Sapiens) finisce prima dell'avvento dell'agricoltura.

In questo ambiente e in questo periodo ( Paleolitico medio e superiore) si spostarono i primi gruppi di Homo Sapiens nella nostra zona, che utilizzarono proprio le cave per i loro ripari.
Qui infatti era facile trovare ripari naturalmente fortificati, terre fertili e ricche d'acqua. Nelle cave costruirono innumerevoli grotte e vaste necropoli per i defunti e proprio in questi luoghi sono stati ritrovati manufatti e monili di questi primi abitatori, giunti in Sicilia nelle epoche delle grandi emigrazioni ed invasioni. Erano gruppi che nel loro continuo peregrinare cercavano animali da cacciare, frutti e bacche selvatiche da raccogliere. Caccia e pesca garantivano quindi i mezzi di sussistenza in una terra ricca di boschi, acqua, e in un mare invitante per la sua pescosità. Preferendo le terre dove c'era abbondanza di acque e poteva ritenersi più certa la produzione, i primi abitatori divennero via via stanziali, dando inizio ad attività di vario tipo destinate a svilupparsi nel tempo.

IL CLIMA.
Il clima era molto piovoso, grandi quantità di acqua si riversavano dal cielo sull'altopiano ragusano per poi scorrere con forza verso il mare erodendo con la propria forza le rocce ed il terreno. Animali e uomini provenienti dall'Africa si trovarono, perciò, come intrappolati nella nostra isola e qui vissero in un ambiente di tipo africano, cioè con foreste e savane. Alla Fine del Pleistocene, con l'estinzione dei grandi pachidermi, rimase una fauna molto simile a quella attuale.

ABBONDANZA D'ACQUA.
Il nostro territorio era solcato da corsi d'acqua che, alimentati qua e là da ricche sorgenti, scorrevano per alcuni chilometri prima di versarsi a mare. Ricordiamo: sorgenti (Paradiso,Donne), acquitrini (Lacus Cocanicus), fiumare, torrenti (Rifriscoscolaro, Biddemi) e fiumi (
Irminio, Ippari, Dirillo, Tellaro). Molte di queste risorse d'acqua sono oramai scomparse. Il fiume Irminio era ricchissimo di acqua e con la sua forza aveva scavato profonde gole che possiamo ancora vedere appena dal litorale andando di poco all'interno. La sua foce sicuramente terminava a mare separandosi in vari rami di cui fino alle porte di Marina. Esistevano anche numerose paludi costiere che vennero prosciugate o scomparvero a seguito dell'intervento dell'uomo. Tra il promontorio di Kamarina e Scoglitti, ad esempio, si estendeva la Palude di Kamarina, formata dalle dune di sabbia accumulate dal vento alla foce dell'Ippari, prosciugata probabilmente dai coloni greci nel III secolo a.C.

Ultimo aggiornamento: 06/05/2022
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