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VERTENZE FRA COMUNE E MARANNA CELESTRE

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

8 NOVEMBRE 1842: DECISIONI DEL DECURIONATO SUI “DIRITTI DI VAGLIO” E SUI “DIRITTI DI SUOLO”.
Nel novembre del 1842 il decurionato, rappresentato fortemente da Gianfrancesco Rinzivillo, (estremamente determinato a rivendicare  i beni comunali illegittimamente tenuti dalla Marchesa) prese due importanti decisioni nei confronti della Marchesa Marianna Celestre, riguardanti il “diritto di vaglio” ed il “diritto di suolo”.
Per quanto riguarda il “diritto di vaglio” l’8 novembre 1842 il decurionato fece rilevare alla Marchesa che era eccessivo quello che lei pretendeva, cioè: un mondello di frumento (cioè 3,96 kg) anziché due coppi (cioè 1,98 kg) per ogni salma (1Salma = 17.415,37 m², cioè 0,17 Km2 ) di frumento setacciata.
Per quanto riguarda il “diritto di suolo”, sempre nella stessa seduta, il decurionato ribadì l’illegittimità delle riscossioni in denaro sia per le case già esistenti, sia per quelle che sarebbero state costruite nei suoli privati, all’interno della città, e sia per quelle che sarebbero state costruite nei suoli pubblici venuti in possesso del Comune.

21 NOVEMBRE 1843: SENTENZA DELL’INTENDENTE SUL “DIRITTO DI VAGLIO”
In tale data l’intendente ordinò alla Marchesa Marianna la cessazione della richiesta di “mondello” di frumento per ogni salma di frumento setacciata, e di esigere solamente ciò che, per consuetudine e da molto tempo, si pagava nella Contea di Modica, cioè non più di due coppi.     

21 LUGLIO 1843: SENTENZA DELL’INTENDENTE SUL “DIRITTO DI SUOLO”

Il 21 luglio 1843 il decurionato così si espresse.
Per quanto riguardava il “diritto di suolo” l’intendente decise che era legittimo per le case già costruite; mentre non lo era per tutte quelle future case che sarebbero sorte negli spazi interni si suolo ed acquistati dal Comune  

12 FEBBRAIO 1843: DECISIONE DEL DECURIONATO SUGLI “USI CIVICI” CONTRO GLI EREDI DI GIUSEPPE AREZZO E CONTRO LA MARCHESA.

Gli “usi civici”, come già detto, erano dei diritti di godimento collettivo che si concretizzavano, su beni immobili, in varie forme: caccia, pascolo, legnatico, semina. Tali diritti, sulle proprietà nobiliari di origine feudale, spettavano ai membri della comunità vicina. Poiché i santacrocesi, a partire dall’11 dicembre 1841 (regio Decreto), non potevano più usufruire nei feudi di Randello e Piombo, in possesso degli eredi di Giuseppe Arezzo, di tali “usi civici”, il decurionato il 12 febbraio 1843 chiese che il mancato diritto venisse ricompensato dai proprietari con la cessione gratuita di alcuni terreni.
Nella stessa seduta il decurionato deliberò lo scioglimento delle promiscuità e la conseguente divisione degli ex feudi: Soprano, Sottano, e Bosco di Punta Secca sulle quali terre la Marchesa Marianna Celestre aveva imposto e riscosso, con una certa prepotenza, i cosiddetti “ruoli censuari” cioè  delle tasse dai cittadini.
Non solo, ma la Marchesa si era permessa, in tempi diversi, di concedere in enfiteusi terre non sue ma usurpate volutamente, ignorando il decreto del 18 dicembre 1838, e nel maggio del 1841, e dunque in “fraudem legis” aveva assegnato in enfiteusi al canonico Antonino Interi (provenienta da Comiso) l’ex feudo Soprano di 160 salme legali.  

13 MAGGIO 1843: SENTENZA DELL’INTENDENTE SUGLI “USI CIVICI” NEI CONFRONTI DEGLI EREDI DI GIUSEPPE AREZZO

L’Intendente, dopo aver valutato con attenzione la questione, accolse la richiesta del Decurionato per quanto riguardava il feudo di Randello; ma rigettò in parte quella relativa al feudo Piombo, perché in esso veniva esercitato solamente l’uso di raccogliere ghiande ed il frutto del lentisco. Per lo scioglimento delle promiscuità al comune di S. Croce spettarono delle terre, come ricompensa della cessazione degli usi civici, che sarebbero state individuate e delimitate. Le terre scorporate dall’ex feudo Randello entrarono nel demanio comunale e mediante aste pubbliche vennero date in affitto ai borghesi del luogo in attesa della determinazione delle quote da assegnare ai contadini poveri come previsto dalla legge del 1841.

18 OTTOBRE 1843: SENTENZA DELL’INTENDENTE SUGLI “USI CIVICI” NEI CONFRONTI DELLA MARCHESA MARIANNA CELESTRE.
L’Intendente riconobbe in effetti che in queste terre gli “usi civici” erano stati esercitati da tempo immemorabile, fino al 1829 era stato esercitato “l’uso di pascere” a Punta Secca, “quello di coltivare” nel feudo di Soprano e sottano, con un corrispettivo esiguo. La soppressione di questi “usi civici” doveva essere compensata con il quinto del valore dei suddetti feudi, dal quale però occorreva detrarre tutte le migliorie che gli attuali possessori avevano fatto negli anni.   

Ultimo aggiornamento: 11/03/2020
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