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PALAZZO AREZZO DI DONNAFUGATA

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Il palazzo Arezzo di Donnafugata è una delle sesidenze più imponenenti della città, scandita in basso da semplici portoni. Il piano nobile è occupato da nove balconi, con timpani triangolari, e viene chiuso da una fascia marcapiano. Interessante è il balcone di sinistra sul quale è stata realizzata una loggetta in legno detta "gelosia" da dove si poteva guardare senza essere visti.  Costruito vicino a Piazza Maggiore (oggi Piazza Pola), nel punto in cui, agli inizi del XVII° secolo, sorgeva l'antico palazzo edificato da Don Vincenzo Arezzo. Questi, barone delle Serre e giudice della Gran Corte della Contea di Modica, nel 1647 acquistò il feudo di Donnafugata da Don Guglielmo Bellio Cabrera divenendo così il I° barone di Donnafugata.

CORRADO AREZZO II° BARONE DI DONNAFUGATA E GOVERNATORE DELLA CONTEA DI MODICA.

Il feudo ed il titolo passarono al figlio Corrado, barone di Donnafugata. Questi, dal 1653 al 1686, ricoprì l'importante incarico di Governatore della Contea di Modica e morì nel terremoto del 1693.

VINCENZO AREZZI III° BARONE DI DONNAFUGATA.
Il terremoto distrusse anche il palazzo che tuttavia venne subito riscostruito per iniziativa di Vincenzo Arezzo, III°barone di Donnafugata. Intorno al 1788 il pronipote di Vincenzo, il barone Corrado Arezzo decise di ricostruire ed ampliare il palazzo. La costruzione iniziò nel 1798  e finì intorno al 1801; mentre nel 1804 provvide alla sistemazione del giardino che venne spianato ed abbellito con statue, vasi in ceramica ed un gruppo scultoreo in ceramica.

CORRADO AREZZO DE SPUCHES IX° BARONE DI DONNAFIGATA.
Intorno al 1895, il barone Corrado Arezzo de Spuches, nipote dell'omonimo zio, intraprese consistenti modifiche al palazzo con l'intento di trasformarlo in sede di rapresentanza. Fece così ampliare l'atrio dell'ingresso con doppio colonnato (10 colonne per pare) reggenti una volte a botte decorata a cassettoni e motivi floreali. La galleria terminava in un ampio ambiente che portava al giardino e da cui partiva, sul lato destro, una bella scala marmorea a due rampe  che conduce al piano superiore. Qui si susseguivano una serie di saloni, (sontuosamente arredati con mobili di lusso, suppellettili e opere d'arte) dove ricevere gli ospiti. Al barone, uomo di cultura ed appassionato d'arte (spesso nei suoi viaggi in Italia e all'estero acquistava opere d'arte), deputato al Parlamento siciliano nel 1848 si deve il merito di aver arricchito il palazzo con una consistente collezione di quadri, tra cui una cinquecentesca "Madonna con il bambino" attribuita a Salvo d'Antonio (secondo altri ad Antonello da Messina), un "San Paolo eremita" del Ribera, tele di Hans Memling e Guerci. Maioloche giapponesi, una collezione di ceramiche di caltagirone del Bongiovanni ed altri oggetti di grande valore artistico completavano il prezioso arredamento.

MARIA PATERNO' AREZZO E GLI ULTIMI EREDI.
Alla morte del barone, nel 1899,  il feudo ed il titolo baronale di Donnafugata passarono alla nipote primogenita Clementina Paternò Arezzo (moglie del visconte Combes de Lestrade); mentre il palazzo passava alla nipote Maria Paternò Arezzo (moglie del principe Castellacci). Quest'ultima fondatrice dell'omonimo Ospedale morì prematuramente nel terremoto di Messina lasciando i suoi beni al nipote Corrado Arezzo Giampiccolo che vi si trasferì con la famiglia. Per poterlo abitare egli dovette far costruire un'ala residenziale ex novo, essendo stati tutti gli ambienti del piano nobile del palazzo trasformati in sale di rappresentanza da parte del barone Corrado Arezzo de Spuches. Il palazzo passò infine alle due figlie di corrado Arezzo Giampiccolo, Costanza, defunta nel 2009 senza prole e Vincenza sposata con Salvatore Scucces, che lo abita attualmente con la sua famiglia e che sta gradatamente procedendo al restauro dei numerosi ambienti.

Ultimo aggiornamento: 03/05/2015
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