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PRIME RAZZIE IN SICILIA

STORIA ANTICA > > GLI ARABI

PRIME INCURSIONI ARABE IN SICILIA.
Prima del 14 giugno dell'827, data ufficiale dello sbarco degli Arabi in Sicilia, i musulmani d'Africa in diverse occasioni avevano provato a mettere piede nel nostro territorio. Più che altro si erano limitati ad incursioni piratesche e non ad una vera e propria un'invasione. La prima incursione saracena in Sicilia, partendo dalla Siria, avvenne nel 652; i saraceni, pur non disponendo di grosse forze, seminarono il terrore nelle città costiere. Nel 669 Siracusa fu messa a ferro e fuoco e depredata di ogni ricchezza e cadde definitivamente nell'878; nel 700 cadde Pantelleria.
Per quasi un secolo dall'anno 650 all'anno 752 la Sicilia, ancora in mano ai Bizantini, dovette subire spedizioni, schiavismo e mafia dei mari.  Addirittura si pensò ad un inizio di invasione della Sicilia, quando fra il 720 ed il 752 il susseguirsi delle incursioni si fece più consistente e continue.
Nel 727 l’emiro
Bishr ibn-Safwan, governatore della Ifriqiya, guidò una spedizione contro Sicilia che gli fruttò un lauto bottino ed un accordo con il governatore bizantino che prevedeva la cessazione degli atti di pirateria dietro pagamento di un tributo. Un anno dopo successe la stessa cosa con Utman ibn-Abù Ubayad, che come contropartita portò a casa in Ifrìgiya, soldi, gioielli e schiavi. Questi accordi purtroppo costituirono un precedente, infatti gli Arabi cominciarono a ricattare molte città costiere approfittando delle scarse reazioni dell'Impero d'Oriente, impegnato in Italia contro i Longobardi.

LE RAZZIE.
I Corsari portavano di sorpresa agguati ed attacchi sia a navi mercantili e militari, sia a località costiere, per impadronirsi di beni preziosi, derrate alimentari, animali, e schiavi (le donne venivano vendute come serve nei numerosi mercati arabi del Mediterraneo, gli uomini come schiavi; invece per quelli ricchi si chiedeva il riscatto).
Queste scorrerie arrecavano perciò gravi danni al commercio esterno ed interno e soprattutto alle popolazioni rivierasche, le più esposte ai pericoli, che abbandonavano il litorale e fuggivano verso l’interno, con conseguente calo della produzione delle campagne.

Le razzie avevano soprattutto due funzioni principali:
• Unificare gli obiettivi dei saccheggi tesi a fare bottino e ad acquisire schiavi per contribuire al funzionamento dello Stato ed al sostentamento delle popolazioni e soprattutto di chi combatteva per Allah.
• Utilizzare le paure dei popoli aggrediti e la loro più o meno disponibilità alla sottomissione come efficace strumento di rapide islamizzazione nei territori occupati.  

UN LUNGO PERIODO DI CALMA.

Nell'intervallo fra il 752 e l'827 stranamente l'isola non fu attaccata (la conquista vera e propria sarebbe avvenuta nell’827) ed anzi  si registrò un'improvvisa interruzione delle scorrerie ed una prolungata fase di pause, armistizi e concordati con Bisanzio, che però spesso e volentieri venivano disattesi. Entrambi i contendenti preferirono fragili intese e patti di non intervento così da consentire a entrambe le parti una ripresa degli scambi commerciali e agli emiri anche di far fronte alle tensioni e alle rivolte interne. Il governo bizantino ne approfittò per mettere l'isola in stato di difesa.
A dire il vero le incursioni arabe, provenienti dai paesi rivieraschi dell’Africa Settentrionale, continuarono nei secoli seguenti, si intensificano nel ‘500 e ‘600 e cesseranno solo poco prima del 1830, quando con la presa di Algeri da parte della Francia, la pirateria nordafricana venne definitivamente fermata..

Ultimo aggiornamento: 06/05/2022
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