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LA PRIORIA DI SANTA CROCE NEL XIV SECOLO

STORIA ANTICA > GLI ARAGONESI

Durante il dominio svevo,  angioino ed aragonese, cioè dal 1220 al 1400  circa, la prioria di S. Croce continuò ad essere fiorente ed attiva. Diversi documenti attestano ancora la sua vitalità e la sua importanza fino alla fine del XIV secolo. Esaminiamo alcuni di questi documenti.

LA BOLLA DEL PAPA BENEDETTO XI (1303 – 1304)
Questa è l’unica bolla dell’unico papa di nome Benedetto (insediamento 27 ottobre 1303, fine pontificato 7 luglio 1304) rilasciata al convento di S. M. Latina di Gerusalemme. Il 15 marzo 1304 dal Laterano Benedetto XI, nel suo primo ed unico anno di pontificato, rivolgendosi all’abate della chiesa di S. M. Latina conferma di prendere sotto la sua protezione la detta chiesa, ne conferma l’ordine benedettino, ed elenca singolarmente i possedimenti. Cita anche in successione: “
L’ecclesiam Sancte Crucis de Rasacambra cum omnibus iuribus et pertinenciis suis,  ecclesiam Sanctii Laurentii di Siclo cum omnibus iuribus et pertinenciis suis". Proibisce a chiunque di esigere decime dai beni mobili ed immobili della stessa chiesa e ai confratelli di non allontanarsi dal monastero senza il permesso dell’abate, pena la scomunica. Permette la sepoltura nei luoghi della chiesa, ma non agli scomunicati, agli interdetti ed ai pubblici usurai.
Conferisce alla Latina la facoltà di farsi restituire dai laici i possedimenti di cui si erano appropriati indebitamente e di riscuotere le dovute decime. Stabilisce infine che l’elezione del prossimo abate doveva avvenire secondo la regola benedettina e con il consenso dei confratelli.
Questa bolla è stata attribuita erroneamente a Benedetto IX (1032 – 1045) da Antonino Carioti e a Benedetto XII (1335 – 1342) dal Solarino.

CONCESSIONE AD CABBELLAM PUPLICUM SCRIPTUM DEL 30 MAGGIO 1306
Questa pergamena (vedi sotto) è particolarmente rovinata, molto probabilmente trattasi di  un compromesso trascritto a Ragusa e poi trasferito ad Agira.  Con questo atto amministrativo
i frati: Nicola, abate della chiesa della Latina, Raineiro di Messina priore di San Nicola di Sciacca, Eustachio di Accon (Acri) priore della chiesa di S. M. Latina di Messina, Nicola di Antiochia priore della chiesa di San Lorenzo di Scicli, e Robero Apulo rappresentante del monastero di San Filippo de Argiro,

concedono per tre anni “ad cabbellam” (cioè con assegnazione in appalto)  a Nicola de Mandra, abitante a Ragusa, i diritti di reddito e di provento della chiesa di Santa Croce di Rasacambra.
I tre anni sarebbero scattati dopo tre masi dal compromesso, cioè dal primo giorno del mese di settembre  (
quinta indizione 1307) dietro pagamento di un affitto  annuo di 10 onze d’oro e 15 tarì da pagarsi nel primo del mese di settembre aggiungendovi 52 tarì e 10 grani. Il mancato rispetto degli accordi da parte del "gabellotto" avrebbe consentito al "gabellante" di apporre una penale proporzionale all'inadempienza. La formula di questo atto di concessione si sarebbe poi ripetuta il 30 marzo 1412 quando l'intermediario frate Ruinaldo, priore del monastero di Scicli, concederà in gabella i terreni di Santa Croce al nobile ragusano Francesco Arezzo.  

APRILE 1334: LETTERA DEL VENERABILE FRATE EUSTACHIO A FRATE NICOLA
Si può affermare che per buona parte del secolo 1300 la prioria di Santa Croce è in espansione. Ciò viene confermato da una lettera di autorizzazione dell’abate Eustachio di Accon (Acri), indirizzata al priore Nicola de Salvia, priore della chiesa di S.Croce di Rasicami,  scritta  nell’aprile del 1334 (indizione seconda, vedi tabella sopra). In questa lettera  l’abate Eustachio autorizza il priore Nicola de Salvia ad accettare come monaco frate Giovanni de Orlando nella sua chiesa.
Nel 1346 frate Nicola de Salvia viene confermato abate a Santa Croce, ciò vuol dire che il suo operato era stato molto apprezzato.

LA PESTE DEL 1347
Sotto il dominio aragonese nel 1347 scoppiò un’epidemia di peste nera che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1352 uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. In totale, la peste nera potrebbe aver ridotto la popolazione europea dai 45 milioni ai 35–37,5 milioni del XIV secolo.
Riferendoci al territorio di Santa Croce Camerina, il morbo mietette vittime ogni giorno, il territorio si spopolò,  cominciò a mancare la mano d’opera, e i frati del “conventum” furono decimati. È molto probabile allora che la crisi di Santa Croce Camerina iniziata dopo il 1410 sia strettamente legata non solo ai morti causati dal morbo, ma anche alle sue conseguenze (spopolamento, mancanza di mano d’opera, crisi dell’agricoltura ….).


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DUE IMPORTANTI PRECISAZIONI.
LA PRIMA.
Non esiste alcun documento del XIV e XV secolo che possa testimoniare l’arrivo dei Carmelitani nel casale santacrocese. Questa precisazione è dovuta in quanto alcuni storici (Pirri, Linares, Miccichè) attestano la presenza dei carmelitani già in questo periodo. La fondazione del monastero del Carmelo avviene nel 1614.

LA SECONDA.
Da sempre è stato dichiarato che il casale di Santa Croce e la sua prioria, a partire del 1362, erano passati ai Chiaromonte e dal 1392 ai Cabrera
.
Ebbene
il Prof. Salvatore Longo Minnolo nella sua ricerca non ha trovato nessun documento che esplicitamente o implicitamente desse credito a tale passaggio di proprietà. Dal momento che da quasi tre secoli Santa Croce apparteneva alla Latina, un trasferimento di tale importanza avrebbe dovuto essere quantomeno verbalizzato esplicitamente, come sarebbe poi successo per il feudo di Comiso e per altri possedimenti della contea modicana.
Non c’è nessun riferimento di passaggio di proprietà del casale e dela prioria,
né nelle ultime volontà di Manfredi Chiaramonte del 1390; né nel Privilegio di investitura della Contea di Modica pro nobili Bernardo Capraria  rilasciato da Martino I nel 1392. Le diverse concessioni in enfiteusi dimostrano invece che i confini naturali del territorio della prioria erano rimasti inalterati tanto è vero che in tutti gli atti successivi a quelli di Silvestro e Ruggero II non ci fu bisogno di specificarli. Il vasto feudo di S. Croce continuò ad essere dato in affitto, a volte direttamente dal monastero di Agira, a volte per delega dal monastero dei SS. Lorenzo e Filippo di Scicli a nobili di Ragusa o di Scicli, che ne sfruttavano i pascoli con gli armenti e i greggi di loro proprietà.

Ultimo aggiornamento: 25/03/2019
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