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ARBITRATO E SUDDIVISIONE DEL FEUDO

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

I contrasti fra i Celestre ed i Bellomo si fecero particolarmente vivi fra il 1528 ed il 1580, quando don Pietro III Celestre, figlio di Giambattista I, raggiunse la maggiore età e decise di rivendicare il feudo.

Il giovane Pietro III aveva sposato donna Francesca Chirco di Baldassarre e approfittando dell'aiuto che poteva fornirgli il suocero, persona influente fra la nobiltà di allora, e profondamente convinto del proprio diritto, si rivolse alla Curia di Roma per rivendicare contro Antonio Bellomo (figlio di Giovanni Bellomo e di Bianca Celestre, nipote di Matteo Celestre), la restituzione del feudo di Santa Croce.
La vertenza si protrasse per diversi anni, con alti e bassi, e alla fine la Curia riconobbe come "reale ed indiscutibile” il diritto di Pietro III alla successione del possesso del "feudo di Santa Croce e Risgolambro".
Antonio Bellomo, ritenendosi ingiustamente colpito, non accettò la sentenza e rivolgendosi alla Magna Curia ottenne la restituzione del vasto possedimento.
La scomparsa dei due contendenti interruppe solo momentaneamente la controversia, che infatti continuò con gli eredi dei due contendenti: Giambattista II Celestre e Giovanni Cosimo Bellomo.

RISOLUZIONE DELLA VERTENZA: SUDDIVISIONE DEL FEUDO.
Giovanbattista, giureconsulto di notevoli capacità molto apprezzato e stimato, volle affrontare definitivamente la titolarità del feudo di Santa Croce, che al momento era stata affidata ai Bellomo.  

Nel 1580 Giambattista II Celestre, scavalcando i tribunali, pensò di affidare la vertenza al barone di Regiovanni (vicino Gangi, Palermo) Francesco Starrabba (originario di Piazza Armerina), uomo di riconosciuto equilibrio, che avrebbe dovuto agire da arbitro imparziale sulla questione della titolarità del feudo di S. Croce. Giambattista ne avrebbe accettato qualsiasi decisione.
Lo Starrabba svolse l'incarico con molta serietà e alla fine propose di dividere in due parti il feudo:

Al Celestre e ai suoi eredi sarebbero andate con il nome unico di "Feudo di S.Croce", le terre che dalla torre di Punta Secca si estendevano verso ovest e poi verso nord comprendendo il casale di S.Croce e la tenuta cosiddetta dell'Imperatore con le vigne esistenti e le acque che vi scaturivano o potevano scaturire e con ogni diritto e pertinenza. Era un terreno molto ricco di acque (25 salme di terre irrigue). (“parte gialla” nella figura).
Al Bellomo, invece, sarebbe andata, con il nome di "Feudo di Riscalambri" la parte di territorio restante che si stendeva dalla torre verso est fino al vallone Biddemi e verso nord con le seguenti contrade: Vignazze di Longobardo, Chiuse Nuove, Finaiti, Bosco della Secca, Casuzze e Vallone, Sottano, Soprano, Canestanco fino a lambire il casale (“parte rossa” nella figura).

Quindi a partire dal 1580 e fino al 1599 territorio di Casuzze passò ai Bellomo, dal 1599 in poi passò in affitto al borghese sciclitano Antonino La Volta e il 9 giugno 1675 passò nuovamente ai Celestre quando i due feudi furono riunificati. Probabilmente fra il 1599 ed il 1675 il feudo di Rosacambra (e quindi il territorio di Casuzze) sarà andato in affitto ad altre persone.

La proposta dello Starrabba prevedeva anche che:
Il Celestre, avendo terreni ricchi di acqua, doveva garantire al Bellomo il diritto far abbeverare i suoi armenti nella fontana grande del casale; allo stesso modo il Bellomo, avendo terreni ricchi di pascolo, doveva consentire al Celestre di rifornirsi del concime necessario per ingrassare le proprie terre.
L'accordo aveva significati ed effetti di estrema importanza,
la proposta dello Starrabba divideva de jure il territorio dei due baroni ma ne conservava de facto l'unità, prevedendone la reciproca integrazione sul piano economico, visto che i due feudi presentavano potenzialità economiche diverse, ricco di acque il primo, ricco di pascoli il secondo.
La proposta fu sottoposta all'approvazione dell'Abate di San Filippo d'Argirò, al quale in avvenire il Celestre ed il Bellomo ed i loro eredi, avrebbero dovuto versare, in parti uguali, il censo annuo. Non si ebbe alcuna opposizione, sicché il 23 dicembre del 1581 presso il notaio Antonino Occhipinti di Palermo si stipulò l'atto. Si chiudeva così una diatriba che era durata quasi 80 anni.

LA DIATRIBA FRA I DUE CONTENDENTI PORTO' ALLA DECADENZA DEL FEUDO.
La lunga diatriba fra i Celestre e i Bellomo ebbe conseguenze negative nei due feudi. Interessati a difendere i propri diritti, i due contendenti avevano trascurato le terre che si erano immiserite. I contadini e i pastori avevano progressivamente abbandonato le campagne, anche perché la malaria imperversava in prossimità dell’impaludamento delle acque e i pirati scorrazzavano liberamente lungo la costa spingendosi anche verso l’interno, compiendo razzie, rubando gli armenti, rapinando le donne.
Intorno al 1530 i governanti dell’isola avevano cercato di rafforzare la difesa delle coste istituendo raggruppamenti militari, restaurando le poche torri costiere esistenti e potenziandone l’armamento. Ma questi interventi furono solo dei palliativi.
Nel 1537 furono istituite le Sergenzie (o Sedi d’armi) comandate da un sergente maggiore con funzioni amministrative-militari. Nella Conte di Modica fu scelta come sergenzia la città di Scicli con una dotazione di 600 uomini con il compito di vigilare sul territorio.
A distanza di circa 10 anni e cioè nel 1549, visto che i pirati continuavano ancora tranquillamente le loro razzie, il vicerè Marcantonio Colonna  volle dare una svolta a questo problema per cui affidò all’architetto fiorentino Camillo Camilliani il compito di ispezionare le coste isolane, di proporre gli interventi ritenuti necessari e d’indicare i punti dove era necessario costruire nuove torri.
Riferendosi al tratto di costa di Casuzze, il Camilliani propose una Torre di difesa fra il torrente Anachegeff e Punta di Mola (che non fu costruita).
Le opere suggerite dal Camilliani, furono realizzate solo in parte perché troppo costose. I due feudi continuarono così ad essere sempre meno popolati e sempre più desolati. Era necessario un intervento drastico per ripopolarli.

Ultimo aggiornamento: 17/04/2019
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