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I FRATELLI VITALE E GIUSEPPE CELESTRE

STORIA ANTICA > > DINASTIA DEI CELESTRE

VITALE CELESTRE (1647- 1730).
Morto Pietro V Celestre nel novembre del 1713, un anno dopo il 20 novembre 1714 fu nominato V marchese di S. Croce suo figlio Vitale 1° Celestre e Sanfilippo.
 
LA SUA VITA PRIVATA.
Don Pietro V e donna Agata, quando fu il momento di far sposare il proprio figlio si comportarono esattamente come i loro predecessori, cioè pensarono soprattutto a rafforzare il loro potere economico ed il loro prestigio facendo sposare Vitale con donna Raffaela Buglio e Platamone, figlia di don Mario Buglio, principe di Lercara, e di donna Maria Anna Platamone Marini.  Il matrimonio avvenne il 17 febbraio 1729 entrambi gli sposi avevano 32 anni.
La coppia non ebbe figli, ma il Vitale ebbe un figlio, fuori dal matrimonio che fu chiamato Felice, che si fece prete e che divenne parroco beneficiale della chiesa di S. Maria di tutte le Grazie di Alia.

RAPPORTI CON IL FEUDO DI SANTA CROCE.
Pur vivendo a Palermo, il marchese Vitale s’interessò del lontano feudo di S. Croce, che conosceva molto bene, perché vi si era recato spesso. Viene ricordato perché volle risolvere alcuni problemi legati all’ambiente del feudo, che ebbero importanti riflessi positivi anche sul piano economico.
MIGLIORAMENRE DELLA SALUBRITA’ DELL’ARIA.
Ordinò di ridurre al massimo la permanenza della canapa nelle vasche e che il processo di lavorazione fosse realizzata con maggiore attenzione, per migliorare la salubrità dell’aria specialmente nelle contrade: Baccanese, San Martino, e Cinta.
REGIMENTAZIONE DELLE ACQUE DI ALCUNI FIUMI.
Le acque del fiume Passolato, che scorrevano disordinatamente nel cosiddetto “passo di Scicli” e che spesso si impaludavano furono raccolte in un unico alveo e utilizzate, secondo precisi turni, dai coltivatori del luogo.
Anche il corso del fiume di S. Croce venne sistemato in alcuni tratti con argini di terra battuta che impedirono la formazione di raccolte disordinate e che resero più facile l’irrigazione di alcune terre, mediante incanalamento delle acque, specie nella contrada Donnanna.  
SISTEMAZIONE DELLA GRANDE FONTANA.
La fontana a sud dell’abitato, che serviva per attingere acqua, sciacquare panni, per l’abbeveraggio di animali e per ristorare i viandanti, venne sistemata per rendere più agevoli queste funzioni. Fu creata una vasca, con blocchi di granito, lunga quasi 20 m. e larga 12,50 m., dove veniva raccolta l’acqua della sorgente e fatta defluire, mediante un ampio canale, verso i giardini circostanti. A questi lavori fu aggiunto un gran lavatoio con numerosi lastroni per le esigenze delle popolane che vi sciacquavano i panni.
DONAZIONI ALLA CHIESA MADRE.
Forse fu merito del marchese Vitale la donazione fatta alla chiesa madre di una copia della “Madonna dei poveri” del Caravaggio, attribuita a Pietro Novelli o ai suoi discepoli, come pure la donazione di una statua lignea di Santa Rosalia.

MORTE DI VITALE CELESTRE.
Quando il 28 gennaio 1730 don Vitale morì a Palermo, i santacrocesi ne sentirono la mancanza perché il marchese effettivamente si era dimostrato interessato ai problemi della cittadinanza. Anche se i gravami fiscali non furono diminuiti i santacrocesi apprezzarono molto quello che il marchese aveva fatto per loro.

GIUSEPPE CELESTRE.
A succedere a don Vitale fu il fratello don Giuseppe VI° marchese di S. Croce e barone di Alia, investito della carica il 26 gennaio 1731.
Se Giuseppe Miccichè autore del libro “Santa Croce Camerina nei secoli” (vedi pag. 109) considera Giuseppe come fratello di Vitale, nel sito:
https://gw.geneanet.org/mariothegreat?lang=fr&pz=mario&nz=gregorio&p=giuseppe&n=celestri   risulta invece che Giuseppe (1680- 1756 ca.) sia fratellastro di Vitale, nato dalla relazione di Pietro V° con Filippa Statella (1640 – 1713 ca.).

LA SUA VITA PRIVATA
Il marchese Giuseppe sposò donna Rosalia Grimaldi, figlia di don Giovanni Grimaldi, barone di Randello e di Girolama Rosso Landolina, che gli portò in dote la tenuta della Finocchiara (vedi immagine sotto). In questo modo il territorio controllato dalla famiglia Celestre si estese ancor di più, ed era così delimitato: la parte ovest si affacciava sul mare andava da Punta Braccetto fino alla parte terminale di Casuzze, coincidente con la cava Biddemi; la parte est era delimitata dalla cava della Corsia; a nord delimitato dalla Costa degli Archi e dalla tenuta Imperatore; a sud il confine con la tenuta Gaddimeli.

Da Rosalia Grimaldi ebbe tre figli: Concetta, Giambattista e Tommaso, ma fuori dal matrimonio ebbe nel 1703 un altro figlio, Pietro, nato dalla relazione con Margherita Mulè, figlia di piccoli gabellotti di S. Croce. Pietro, all’età di 29 anni, sposò il 2 settembre 1732 donna Giovanna Morelli, figlia di don Andrea, allora capitano d’arme, cioè comandante della piazza di S. Croce e donna Elisabetta Garcia. Don Giuseppe aiutò questo figlio, donandogli terre, case, animali.

RAPPORTI CON IL FEUDO DI SANTA CROCE.
Non si hanno molte notizie sui suoi rapporti con S. Croce. Si sa che, essendo morto nel maggio del 1730 il parroco beneficiale di S. Croce don Pietro Teresiano Sant’Angelo, prima ancora di ottenere l’investitura di marchese Giuseppe, propose al vescovo di Siracusa mons. Tommaso Marini il sacerdote sciclitano don Stefano Gallo.
Il 30 ottobre 1730 la proposta venne accolta ed il nuovo parroco beneficiale poté insediarsi assieme a quattro collaboratori. Alla morte di don Gallo, avvenuta 13 anni dopo, il marchese Giuseppe propose come nuovo parroco Nicola Mulè originario di Scicli, che fu nominato dal vescovo il 30 ottobre 1748.
Con il marchese Giuseppe Celestri, ed in seguito con i suoi figli Giovan Battista IV e Tommaso, iniziò una politica di valorizzazione del territorio, con la costruzione di una fitta rete di muri a secco, che permise l’affitto di terre, ad uso di masseria, ai borghesi ed ai piccoli allevatori del luogo, e non solo.   

RITIRO DALLA VITA POLITICA E MORTE DI GIUSEPPE CELESTRE.
Don Giuseppe era un uomo tranquillo, non amava le preoccupazioni e gli stress che inevitabilmente il marchesato imponeva, per cui il 9 ottobre 1745 con atto sottoscritto presso il notaio Giuseppe Cannamele di Palermo rinunziò al marchesato di S. Croce e alla baronia di Alia per ritirarsi a vita privata a Palermo, dove morì il 19 marzo 1747 all’età di 76 anni. Gli successe il figlio Giovanbattista IV, settimo marchese di S. Croce e barone di Alia.  

Ultimo aggiornamento: 20/06/2019
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